Continuate. Continuate ad impoverire i 40enni, i 30enni, i 20enni.
Poi, quando per leggi sociali immutabili si trasformeranno in bombe umane, come i kamikaze islamici, non lamentatevi.
Torino, perde il lavoro e si dà fuoco
TORINO - Un giovane di 20 anni si è dato fuoco all'interno della sua automobile in Via Orbetello, a Torino. Il ragazzo è ricoverato in condizioni gravissime all'ospedale Cto con ustioni di secondo e terzo grado sul 95% del corpo. Sembra che l'uomo abbia compiuto il gesto dopo aver perso il posto: poco prima, avrebbe litigato con il suo datore di lavoro.
lunedì 19 maggio 2008
La torcia umana
sabato 17 maggio 2008
Pagare di persona
Appunti.
Ricordare a Benedetto XVI che, fino ad oggi, a pagare di persona, sono stati i laici, i relativisti e i materialisti. Come capo di Stato è eccellente Joseph Ratzinger, come leader religioso molto meno.
martedì 13 maggio 2008
Esser di sinistra
Ci vorranno dai cinque ai sette anni per costruire un partito di Sinistra (si chiami o non si chiami PD) in grado di vincere le elezioni nazionali.
Intanto pensiamo a cosa scrive, Mario Cardinali, nell'articolo "Tempi Neri", sul Vernacoliere. La Sinistra è qualcosa di diverso dalla Destra. Banale, ma mica tanto compreso.
"Ché per noi di generazione antica la destra era quantomeno l’odio razziale, erano le stragi di Stato, erano le valanghe di sfratti a ricercato vantaggio della speculazione di libero mercato anche immobiliare, era il voler dare il lavoro ed i lavoratori in affitto come semplici mezzi d’uso, il voler licenziare all’americana, cioè come e quando meglio torna al padrone. E di destra era il voler negare assistenza sociale – medica e pensionistica soprattutto – come diritto generale e come bisogno particolare dei più bisognosi. Di destra era l’integralismo religioso contro l’aborto, contro la contraccezione e contro i diritti laici in generale. E di destra era il voler ridurre il pensionato non qualificato a pubblico accattone, il concepire le spese militari come incomprimibili ed anzi continuamente aumentabili, il considerare il profitto ad ogni costo come solo e indiscutibile metodo d’affermazione e di legittimazione sociale.
Da oggi in Italia inizia la terza Repubblica
Ogni movimento popolare di opposizione alle istituzioni porta ad un Governo di destra ed alla vittoria di forze conservatrici e filoreligiose.
Semplice: la crisi generata dall'opposizione sociale, magari guidata da un outsider, comporta timore per il futuro. Il popolo sceglie quindi esponenti che parlano di autorità e di conservazione di valori fondanti.
Se poi sono anche ricchi, in epoca di crisi economica, ancora meglio.
Il discorso del premier Silvio Berlusconi alla Camera è stato efficace e ben bilanciato. Un ottimo inizio. Vi sono state e vi sono anomalie istituzionali visibili e verificabili nella costruzione di un nuovo assetto politico dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del controllo geopolitico bipolare.
Si torna ad un multipolarismo (dove l'Italia conferma la scelta europeista ed atlantica) e ad un sostanziale equilibrio delle grandi potenze.
E' un'epoca nuova. Il sistema politico italiano non poteva sopportare il peso di un pluripartitismo atomistico quale quello sperimentato nel periodo dal 1993 al 2007.
L'incivile spettacolo della sfiducia al Senato al Governo Prodi ha mostrato a tutti la necessità di una cesura completa con i metodi consociativi di gestione della cosa pubblica. Ora c'è una Destra di tipo continentale classico ed una sinistra che farebbe bene a studiare i modelli partitici del nord-europa anzichè imitare il modello anglosassone basato su esperienze storiche ed aun tessuto sociale non assimilabile a quello italiano.
Buon lavoro e...
chi ha avuto, avuto avuto...chi ha dato ha dato ha dato...
scurdammoce 'o passato...
simm' italiani paisà...
Tarantella, taranta, magie, Napoli, Mediterraneo, web, rete...
Basta che ce sta 'o sole.
Basta che non siano sòle.
domenica 11 maggio 2008
Olio

Quando c'è la buona televisione va detto.
TG2: intervista ad Abraham Yehoshua.
Il suo parlare di Gerusalemme, di Haifa, di Tel Aviv.
Non siamo Est, non siamo Ovest: siamo mediterranei.
Il suo essere laico. Per un laico la cultura religiosa è importante.
Il suo essere scrittore. Noi scrittori siamo l'olio della gran macchina della realtà.
Bellissimo. Un insegnamento.
Olio d'oliva del Mediterraneo. Greci, arabi, ebrei, cristiani e panteisti romani.
La pummarola è meglio del sangue, I suppose.
sabato 10 maggio 2008
Sbadataggini
Nei suoi libri Chuck Palahniuck ci parla di esseri umani che pur di lavorare accettano qualsiasi schiavitù. E di persone che si suicidano sul lavoro per garantire l'assicurazione alle famiglie.
A volte arrivano sbadati, stanchi, sfiduciati.
E vogliono farsi male. Perchè quando sei alla disperazione o fai del male o TI FAI del male. E se i morti sul lavoro, ai quali vanno aggiunti gli incidenti stradali a causa di attività lavorative, fossero dovuti alla disperazione ?
Il ministro Sacconi dovrà leggere "Soffocare", probabilmente.
Le cose si fanno un po' troppo sovrappensiero.
giovedì 8 maggio 2008
Hobbes non aveva tutti i torti

Il 2008 verrà ricordato come l' "Anno della sconfitta dei (finti) buoni". Quelli che ci dicevano di aiutare gli altri, mentre rubavano dalle tasche e dalle capacità dei soggetti tutelati.
I maestri del "chiagni e fotti", insomma. Sono stati smascherati. Meno male.
La maggioranza degli italiani pensa che la FAO sia inutile. Così è.
Giavazzi e Scalfari piangono. Ma dovevano saperlo che la coperta era corta. Non era una coperta, ma un fazzoletto. Le masse non gradiscono diminuzioni del proprio potere d'acquisto.
Sono disposte a pensare al Tibet o a Gaza se soddisfatte, non nel caso non abbiano i soldi per farsi la vacanza a Sharm. La nuova fame delle masse è immateriale. E' una fame di status, di comportamenti, di ways of life. E questi menano.
Altro che buon selvaggio. L'uomo è un lupo per l'uomo: guai a dimenticarlo.
Poi diventiamo anche bravi mammiferi: quando ci danno la carne con l'osso.
Altrimenti ci arrabbiamo.
Il liberismo e la speranza
La coperta è più corta
Se l'egoismo diventa esigenza vitale
martedì 6 maggio 2008
Così si scrive
Vuoi vedere che la situazione migliora davvero ?
Dopo la bellissima lettera del Ministro Amato su La Repubblica a proposito delle schede elettorali (aveva ragione lui) ecco un altro caso di ottimo utilizzo delle lettere ai giornali. Complimenti a Gianni Alemanno: secondo me, scrive meglio di Rutelli.
da Corriere.it
La lettera Il primo cittadino spiega il suo progetto
«Benvenute le star Usa ma valorizzerò i nostri film»
Gentile Direttore,
registro il fatto che dal momento della mia elezione ogni piccolo segnale che parte dal Campidoglio viene amplificato dalla stampa oltre misura, fino ad attribuire a ogni sfumatura un valore assoluto. È una attenzione che per certi versi sottolinea il ruolo che la Città di Roma occupa nell’immaginario mondiale ma che rischia di sovraccaricare di segni indebiti il duro lavoro che ci accingiamo a svolgere per il suo governo. Un caso particolarmente significativo è rappresentato dagli articoli apparsi ieri sul Corriere e altri quotidiani. Partendo da una notizia del Sunday Times, si dà credito all’idea che addirittura sarebbe mia intenzione espellere dalla manifestazione romana la cinematografia americana. Dopo averlo fatto direttamente con l’ambasciatore statunitense a Roma, mi premuro di precisare il mio punto di vista su questo tema, ritenendo che l’intera vicenda vada riportata nel suo alveo e che una corretta valutazione possa essere fatta solo a partire dalle indicazioni programmatiche e dalle mie dichiarazioni.
La «festa» del cinema, festa appunto e non «festival» come nella sua traduzione per il pubblico internazionale (le due parole non hanno la stessa valenza), ha mostrato dei limiti di significato e di struttura ben noti agli stessi organizzatori; in particolare la seconda edizione è stata caratterizzata da defezioni, cedimento nell’impianto organizzativo, sforamenti di budget.Ma è la sua filosofia di base che ci lascia perplessi: una grande kermesse, priva di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per far bella mostra di sé, mentre in manifestazioni analoghe gli oneri sono in larga parte a carico di chi concorre per promuovere il proprio lavoro. Prendere atto di ciò non è indice di una disattenzione rispetto a questa fondamentale componente dell’industria culturale, semmai è vero il contrario.
Per l’Italia il cinema è stato un veicolo di identità e di cultura, un laboratorio di avanguardia in cui hanno trovato ragione di sviluppo una infinità di generi e di attività: scrittura, regia, scenografia, musica, nonché tutte le espressioni di arte, artigianato e tecnologia a queste connesse. Quello del cinema è anche un importante terreno di scambio soprattutto con la cultura americana. Se i grandi maestri italiani hanno rappresentato un esempio per la cinematografia statunitense, è oggettivamente importante il ruolo delle pellicole di Hollywood nella formazione dei gusti e del costume nel nostro Paese. Per non dire di come l’Italia e Roma abbiano costituito e costituiscano uno dei set privilegiati per le produzioni di tutto il mondo.
La filmografia italiana ha registrato anni difficili sia nel numero delle produzioni che nella capacità di penetrazione commerciale. I dati dello scorso anno lasciano intravedere segni di una possibile ripresa: a 90 pellicole interamente italiane si aggiungono 31 coproduzioni internazionali, mentre gli investimenti sono cresciuti del 21,4% rispetto all’anno precedente e gli incassi in sala del 44,5%. Siamo ancora molto lontani dai livelli di un tempo, ma proprio per questo sentiamo il dovere di sostenere l’intero comparto nell’opera di rilancio. In questo percorso la «Festa del cinema» può essere uno strumento di valore strategico, purché si abbia il coraggio di rivederne l’impianto. Non pensiamo assolutamente, né mai abbiamo detto, che deve escludere le produzioni straniere, semmai deve acquisire contenuti che la mettano al livello di altri eventi internazionali, luogo di confronto tra operatori, momento di reale competizione, aperta al mercato quanto all’investigazione di nuove frontiere. Il tutto guadagnando una reale centralità per la nostra produzione nazionale.
Per questo una delle direttrici su cui abbiamo dichiarato di volerci muovere è quella di un possibile processo di unificazione con l’altro grande evento che riguarda il cinema a Roma, il premio David di Donatello, questo sì rivolto a valorizzare l’esperienza italiana. Sono scarne indicazioni di principio che potranno tradursi in indirizzi precisi quando sarà possibile confrontarsi con gli altri soggetti coinvolti e soprattutto con le organizzazioni che rappresentano le varie componenti del settore, favorendo un loro coinvolgimento in tutte le fasi di decisione. Il sindaco non può e non deve andare oltre in questo momento: concludendo voglio solo tornare a smentire voci incontrollate e infondate, riaffermare l’amore e l’impegno per questa arte che fa parte integrale del nostro più vitale patrimonio. Intendo inoltre rassicurare i grandi interpreti del cinema americano e internazionale: saranno sempre nostri ospiti graditi e il Comune di Roma offrirà a loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro.
Gianni Alemanno
domenica 4 maggio 2008
Roma: la città e le regole
Una delle più belle trasmissioni giornalistiche, credo, a livello europeo.
Una conduttrice straordinaria.
Milena Gabanelli. Un gruppo di lavoro eccellente.
Se volete capire perchè Francesco Rutelli ha perso, basta guardarsi la puntata di questa sera.
La città e le regole.
I RE DI ROMA
di Paolo Mondani
In onda domenica 4 maggio alle 21.30
Lo scorso febbraio, il consiglio comunale di Roma ha approvato il nuovo piano regolatore. Le previsioni parlano di nuovi edifici per 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 11-15 mila ettari.
Una nuova città, più grande di Napoli, che verrà costruita nelle campagne di Roma. Tutto questo nonostante la crescita demografica nella capitale sia vicino allo zero, esclusi i circa 200 mila nuovi residenti tra gli extracomunitari. Nel piano regolatore è stata prevista, dall'amministrazione comunale, la realizzazione di tante piccole città, denominate Centralità, tutto intorno all'attuale zona urbanizzata. Queste micro città verranno costruite su aree private che sono in possesso dei grandi costruttori: Toti, Scarpellini, Ligresti, Caltagirone, Santarelli, che chiedono già oggi di aumentare le cospicue previsioni cubatorie previste dal piano regolatore appena approvato. Lo strumento attraverso cui queste richieste possono realizzarsi è il cosiddetto "Accordo di Programma".
Basta che un costruttore o un proprietario di un' area chieda all'Amministrazione di andare in deroga al piano regolatore, che questa procedura sostituisce alla decisione pubblica un tavolo di trattativa tra le parti. è grazie a questa tecnica che molte regole urbanistiche possono saltare.
L'inchiesta mostra come funzionano invece le cose in altre due capitali europee: Parigi e Madrid.
A Parigi è stata costruita Bercy: una mini-città cresciuta in questi anni attorno al centro storico, paragonabile ad una delle ‘Centralità' che si vogliono costruire a Roma. Qui però il comune di Parigi, pur coinvolgendo la proprietà privata e i costruttori, mantiene il suo ruolo di perno della decisione urbanistica, in termini di localizzazione delle funzioni e di progettazione.
A Madrid si mostra, in parallelo con Roma, come viene affrontato il tema della costruzione dell'edilizia popolare e pubblica. L'amministrazione spagnola si muove da autentico imprenditore tenendo però sempre in altissima considerazione le esigenze dei giovani che cercano casa. A Roma e nel resto d'Italia la costruzione delle case pubbliche è ormai ridotta quasi allo zero e la realizzazione delle case a basso costo è stata interamente delegata ai grandi costruttori privati.
Etologia unica via
so relativisti sti animali...
Ricercatori sudafricani hanno documentato i tentativi di accoppiamento
tra un maschio di otaria e un pinguino reale. Comportamento mai osservato prima
Lo strano caso pinguino e foca
Al Polo prove di sesso tra specie
di CRISTINA NADOTTI
Lo strano caso pinguino e foca
Al Polo prove di sesso tra specie
I RICERCATORI che hanno assistito all'insolita scena di sesso non credevano ai loro occhi, ma per fortuna avevano una videocamera e tutto è documentato. È la rivista scientifica Journal of Ethology a svelare che in Antartide alcuni ricercatori dell'Università sudafricana di Pretoria hanno osservato per 45 minuti i brutali tentativi di un giovane maschio di foca di accoppiarsi con un pinguino reale. Ora, è vero che sono numerose le specie animali che non disdegnano il "famolo strano" reso celebre dal film di Carlo Verdone, ma le perversioni, se tali possono chiamarsi, riguardano al massimo specie simili. Il caso osservato dai ricercatori sudafricani è invece il primo in assoluto, documentato, di tentato accoppiamento tra un mammifero e un uccello.
Gli studiosi erano su una spiaggia di Marion Island, un'isola vicino all'Antartide dove si trovano numerose colonie di foche e di pinguini reali, e stavano conducendo ricerche sui leoni marini. Quando hanno visto la foca avventarsi sul pinguino reale hanno pensato che lo volesse mangiare, ma lungi dall'afferrarlo con le fauci, l'otaria di circa 100 chili di peso si è sdraiata sul pinguino (circa 15 chili di peso, non si sa se maschio o femmina) e ha cominciato a strusciarsi sul poveretto cercando di penetrarlo. "I movimenti della foca erano inequivocabili - ha raccontato Nico de Bruyn del Mammal Research Institute di Pretoria - il giovane maschio alternava il movimento della copula a momenti in cui stava fermo sul pinguino. Il poveretto tentava di rimettersi in piedi sbattendo le ali, ma non riusciva a liberarsi dal peso del suo assalitore". Dopo circa 45 minuti di tentativi a vuoto il maschio di foca se n'è andato ributtandosi in mare e il pinguino è fuggito, apparentemente senza ferite. "Anche questo è strano: la foca avrebbe potuto farne un boccone e invece l'ha lasciato andare", ha osservato de Bruyn.
I ricercatori rimettono la loro scoperta al giudizio della comunità scientifica: "L'aggressione può essere sfociata in un atto sessuale in un secondo tempo - ipotizza de Bruyn - la foca era giovane, poteva essere un maschio troppo piccolo per l'accoppiamento con una femmina adulta, ma alle prese con la prima eccitazione sessuale. Potrebbe aver assalito il pinguino per mangiarlo, come è normale, poi potrebbe aver tramutato l'aggressione in una sorta di gioco, sfociato appunto in un gioco sessuale data l'eccitazione".
Sono speculazioni che potranno essere eventualmente convalidate da altre osservazioni. Di sicuro un comportamento di questo tipo non era mai stato documentato prima, perché, come detto, non c'è alcuna interazione tra le due specie se non per il fatto che l'uno è il predatore dell'altro. Sono molti gli animali tra i quali l'accoppiamento non è preceduto da un corteggiamento ma da una vera e propria aggressione e non è infrequente vedere cuccioli che mimano l'atto sessuale tra di loro, in giochi che si svolgono però tra esemplari dello stesso sesso. I pinnipedi come foche, otarie e leoni marini sono noti per le loro copule cruente, precedute da vere e proprie aggressioni ed è frequente che si accoppino tra specie simili (per esempio un leone marino con una foca) dando origini a degli ibridi. I pinguini reali, invece, sono noti per essere animali particolarmente fedeli: le coppie si formano per restare insieme per tutta la vita.
(4 maggio 2008)
I soliti mostri da branco
Restano gravissime le condizioni di Nicola Tommasoli, massacrato per una sigaretta
Pestaggio di Verona, 20enne si costituisce
E' un ultrà neofascista: si è presentato alla Digos dopo che gli agenti avevano stretto il cerchio attorno a lui
VERONA - Mentre restano gravissime le condizioni di Nicola Tommasoli, il tecnico di 29 anni picchiato da un gruppo di balordi in centro a Verona la notte del Primo maggio, la polizia ha fermato un giovane di 20 anni che ha già confessato di essere stato coinvolto nell'aggressione. Altri due presunti responsabili del pestaggio sarebbero invece ricercati all'estero.
ULTRA' NEOFASCISTA - Il giovane è un ultrà neofascista che, a quanto risulta alla polizia, è già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il ventenne, che apparterrebbe ad una famiglia benestante della città, si è costituito presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato, a quanto si è appreso, era stato sottoposto a Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive, previsto proprio dalle norme studiate ad hoc contro la violenza negli stadi. Dopo essere stato sentito è stato trasferito in carcere.
LE INDAGINI - La polizia è arrivata a lui, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, indagando su 'ambienti politicizzatì della città scaligera sui quali la stessa Digos aveva chiuso un'indagine pochi mesi fa. Indagine che aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 17 giovani resisi responsabili di aggressioni analoghe, di stampo razzista, a quella in cui è rimasto vittima Nicola Tommasoli.
CONDIZIONI ANCORA DISPERATE - Lo stesso Tommasoli continua intanto a lottare contro al morte nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Trento: momenti di angoscia per i genitori che sono al suo capezzale chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. «Sono realista non voglio illudermi - dice il papà Luca che si aggrappa a ogni flebile speranza -. I medici dicono che c'è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare».
giovedì 1 maggio 2008
Le masse lavoratrici
W. Reich, Psicologia di massa del fascismo, Mondadori, Milano, 1967, (pagg. 10-14)
Da quando la primitiva organizzazione democratico-lavorativa è definitivamente tramontata, il nucleo biologico non ha piú trovato un’espressione sul piano sociale. Ciò che è a naturale” ed “elevato” nell’uomo, ciò che lo lega al suo cosmo, ha trovato soltanto nell’arte, soprattutto nella musica e nella pittura, un’autentica espressione. Ma finora non ha esercitato alcuna sostanziale influenza sulla formazione della società umana, se per società si intende non la cultura di un ristretto gruppo di persone ricche appartenenti alla classe dominante, ma la comunità di tutti gli uomini.
Negli ideali etici e sociali del liberalismo si possono riconoscere i tratti dello strato caratteriale superficiale, caratterizzato dall’autocontrollo e dalla tolleranza. Questo liberalismo accentua la propria etica al fine di soffocare “il mostro nell’uomo”, il secondo strato delle “pulsioni secondarie”, “l’inconscio” di Freud. La naturale socialità del terzo e piú profondo strato, dello strato in cui ha sede il nucleo biologico dell’uomo, è sconosciuta al liberale. Egli deplora e combatte il pervertimento caratteriale umano con norme etiche, ma le catastrofi del XX secolo hanno insegnato che non ha combinato gran che.
Tutto ciò che è veramente rivoluzionario, qualsiasi arte e scienza autentiche, nasce dal nucleo biologico naturale dell’uomo. Né il vero rivoluzionario né l’artista o lo scienziato finora sono riusciti a conquistare le masse e a guidarle, e semmai vi sono riusciti, non sono stati capaci di tenerle in modo duraturo nel campo degli interessi vitali.
Le cose stanno diversamente, rispetto al liberalismo e alla vera rivoluzione, per quanto riguarda il fascismo. Sostanzialmente il fascismo non rappresenta né lo strato superficiale né quello piú profondo, ma il secondo strato caratteriale intermedio delle pulsioni secondarie.
Nel periodo in cui ero occupato con la prima stesura di questo libro, il fascismo veniva generalmente considerato un “partito politico” che come altri “raggruppamenti sociali” esprimeva in modo organizzato un’“idea politica”. Di conseguenza “il partito fascista introduceva il fascismo o con la forza o con “manovre politiche””.
Contrariamente a tutto ciò, le mie esperienze mediche fatte con molte persone appartenenti ai piú disparati strati sociali, razze, nazioni, religioni ecc. mi avevano insegnato che il “fascismo” non è altro che l’espressione politicamente organizzata della struttura, caratteriale umana media, di una struttura che non è vincolata né a determinate razze o nazioni né a determinati partiti, ma che è generale ed internazionale. Secondo il significato caratteriale “il fascismo” è l’atteggiamento emozionale fondamentale dell’uomo autoritariamente represso dalla civiltà delle macchine e dalla sua concezione meccanicistico-mistica della vita.
Il carattere meccanicistico-mistico degli uomini del nostro tempo crea i partiti fascisti e non viceversa.
Ancor oggi, in seguito a un errato pensiero politico, il fascismo viene considerato una specifica caratteristica nazionale dei tedeschi o dei giapponesi. Da questa prima concezione sbagliata conseguono tutte le altre interpretazioni erronee.
Il fascismo è stato e continuerà ad essere considerato, a danno degli autentici sforzi per raggiungere la libertà, la dittatura di una piccola cricca reazionaria. L’ostinazione con cui si continua a sostenere questo errore è da attribuire alla paura di rendersi conto di come stanno veramente le cose: il fascismo è un fenomeno internazionale che corrode tutti i gruppi della società umana di tutte le nazioni. Questa conclusione trova la sua conferma negli avvenimenti internazionali degli ultimi quindici anni.
Le mie esperienze analitico-caratteriali mi convinsero invece che oggi non esiste assolutamente nessuno che non porti in sé gli elementi del modo di pensare e sentire fascista. Il fascismo come movimento politico si differenzia da altri partiti reazionari per il fatto che viene sostenuto e diffuso dalle masse umane.
Mi rendo perfettamente conto dell’enorme responsabilità che deriva da simili affermazioni. Augurerei, nell’interesse del nostro mondo tormentato, che le masse lavoratrici si rendessero conto con altrettanta chiarezza della loro responsabilità per quanto riguarda il fascismo.
Bisogna distinguere rigorosamente fra normale militarismo e fascismo. La Germania guglielmina era militarista, ma non fascista.
Poiché il fascismo si manifesta sempre e ovunque come un movimento sorretto dalle masse umane, tradisce tutti i tratti e tutte le contraddizioni della struttura caratteriale delle masse umane: non è, come si crede generalmente, un movimento puramente reazionario, ma costituisce un amalgama tra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie.
Se per rivoluzione si intende la ribellione razionale contro condizioni insopportabili nella società umana, la volontà razionale di “andare a fondo a tutte le cose” (“radicale” – “radix” – “radice”) e di migliorarle, allora il fascismo non è mai rivoluzionario. Non vi è dubbio che esso può fare la sua comparsa ammantato di sentimenti rivoluzionari. Ma non si chiamerà rivoluzionario quel medico che combatte con sfrenate imprecazioni una malattia, ma al contrario quello che con calma, coraggiosamente e coscienziosamente, cerca e combatte le cause della malattia. La ribellione fascista nasce sempre laddove una emozione rivoluzionaria viene trasformata in illusione per paura della verità.
Il fascismo, nella sua forma piú pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità nella storia dell’umanità, considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole piú blande, un “pregiudizio”. Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico. L’intensità e la vasta diffusione di questi “pregiudizi razziali” sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone, ebreo ed arabo. L’ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell’uomo orgasticamente impotente.
Il carattere sadico-pervertito dell’ideologia razziale tradisce la sua natura anche nel suo atteggiamento di fronte alla religione. Si dice che il fascismo sarebbe un ritorno al paganesimo e il nemico mortale della religione. Ben lungi da ciò, il fascismo è l’estrema espressione del misticismo religioso. Come tale si manifesta sotto una particolare forma sociale. Il fascismo appoggia quella religiosità che nasce dal pervertimento sessuale, e trasforma il carattere masochista della religione della sofferenza dell’antico patriarcato in una religione sadica. Di conseguenza traspone la religione dall’aldilà della filosofia della sofferenza nell’aldiqua dell’omicidio sadico.
La mentalità fascista è la mentalità dell’“uomo della strada” mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario. Il grande industriale e il militarista feudale approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento del grande e lo riproduce in modo deformato e ingigantito. Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica: il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie. Un uomo come l’imperatore Guglielmo si rivelò in tutte queste cose un miserabile dilettante rispetto a Hitler figlio di un funzionario e morto di fame. Quando un generale “proletario” si copre il petto da ambo le parti con medaglie, e perché no, dalla gola fino all’ombelico, dimostra cosí al piccolo uomo comune che non intende essere da meno del “vero” e grande generale.
Solo dopo aver studiato a fondo e per anni il carattere del piccolo uomo comune represso, e le cose come si svolgono realmente dietro le quinte, è possibile comprendere su quali forze poggia il fascismo.
Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del falso liberalismo (non intendo il vero liberalismo e la vera tolleranza) apparve lo strato caratteriale delle pulsioni secondarie.
Non è possibile rendere inoffensivo l’energumeno fascista se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, soltanto nel tedesco o nell’italiano e non anche nell’americano o nel cinese; se non lo si rintraccia nel proprio essere; se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno.
Si può battere il fascismo soltanto se lo si affronta obiettivamente e praticamente con una approfondita conoscenza dei processi vitali. Nessuno è capace di imitarlo in fatto di manovre politiche, abilità nel destreggiarsi nei rapporti diplomatici, e organizzazione delle parate. Ma non sa rispondere a questioni vitali pratiche, perché vede tutto nell’immagine riflessa dell’ideologia e sotto forma della divisa dello stato.
Quando un carattere fascista di qualsiasi colorazione si mette a predicare “l’onore della nazione” (anziché l’onore dell’uomo) o a la salvezza della sacra famiglia e della razza” (anziché la comunità dell’umanità che lavora); quando monta in superbia e quando dalla sua bocca non escono che slogans, allora gli si chieda pubblicamente, e con la massima calma e semplicità:
“Che cosa fai praticamente per dar da mangiare alla nazione senza assassinare altre nazioni? Che cosa fai come medico contro le malattie croniche, che cosa fai come educatore per favorire la gioia di vivere dei bambini, che cosa fai come economista contro la miseria, che cosa fai come assistente sociale contro il logoramento delle madri con tanti figli, che cosa fai come costruttore per sviluppare l’igiene delle abitazioni? Ora, cerca di non parlare a vanvera e cerca di dare una risposta concreta e pratica, altrimenti tieni chiuso il becco!”
Da ciò consegue che il fascismo internazionale non potrà mai essere battuto con manovre politiche. Soccomberà alla naturale organizzazione del lavoro, dell’amore e del sapere su scala internazionale.
Il lavoro, l’amore e il sapere della nostra società non hanno ancora il potere di determinare l’esistenza umana. Piú ancora, queste grandi forze del principio vitale positivo non sono consapevoli della loro immensità, della loro insostituibilità e della loro determinante importanza per l’esistenza sociale. Per questo motivo la società umana si trova oggi, un anno dopo la vittoria militare sui partiti fascisti, ancora piú vicina all’orlo dell’abisso. Il crollo della nostra civiltà sarà inarrestabile se i responsabili del lavoro, gli scienziati di tutte le ramificazioni vitali (e non mortali) e i donatori e i beneficiari dell’amore naturale tarderanno a rendersi conto della loro gigantesca responsabilità.
Ciò che è vivo può esistere senza il fascismo, ma il fascismo non può vivere senza ciò che è vivo. Il fascismo è il vampiro avvinghiato al corpo dei viventi che sfoga i suoi impulsi omicidi quando l’amore si ridesta in primavera invocando la naturale realizzazione.
“La libertà umana e sociale, l’autogoverno della nostra vita e della vita dei nostri discendenti si realizzerà in modo pacifico o violento?”. Nessuno è in grado di dare una risposta a questa angosciosa domanda.
Ma chi conosce le funzioni vitali nell’animale, nel neonato, nel lavoratore dedito alla propria attività, sia che si tratti di un meccanico, di un ricercatore o di un artista, cessa di pensare servendosi di concetti che sono stati creati dalle malefatte dei partiti. Ciò che è vivo non può “prendere il potere con la violenza” perché non saprebbe che farsene del potere. Forse questa conclusione significa che la vita sarà per sempre vittima e martire del gangsterismo politico e che il politicante continuerà a succhiare per sempre il suo sangue? Questa conclusione sarebbe errata.
In quanto medico il mio compito è quello di guarire le malattie. In quanto ricercatore devo svelare processi naturali sconosciuti. Se mi si presentasse un cialtrone politico per costringermi ad abbandonare i miei malati e il mio microscopio, non mi farei disturbare, ma lo butterei fuori dalla porta, qualora non se ne andasse di sua spontanea volontà. Il fatto di dover ricorrere alla violenza per difendere il mio lavoro e i miei studi sulla vita umana dagli intrusi non dipende da me o dal mio lavoro, ma dal grado di impudenza dell’intruso. Proviamo a immaginare ora che tutti quelli che svolgono una attività che investe la vita umana riconoscano in tempo utile il cialtrone politico. Non agirebbero diversamente. Forse questo esempio semplificato può dare una risposta parziale alla domanda sul modo con cui prima o poi dovrà essere difesa la vita contro gli intrusi e i distruttori.


