domenica 27 aprile 2008

Il villaggio della paura



Barbara Spinelli su La Stampa di oggi.
Sottoscrivo ogni parola.


Il villaggio della paura


Barbara Spinelli

Non è la prima volta nella storia d'Europa che la cronaca nera prende uno spazio abnorme e simbolico: nelle scelte governative, nelle campagne elettorali, nel farsi delle carriere politiche, nelle strategie dei mezzi di comunicazione. Accadde già una volta nella belle époque: tempo smanioso d'impazienza e di risse, che Thomas Mann chiamò epoca della Grande Nervosità. Nel 1907, il giornale La Petite République, fondato dal socialista Jaurès, titolò in prima pagina: «L'insicurezza è alla moda, questo è un fatto». Il clima era assai simile al nostro: analogo fascino del crimine, analoghe illusioni di rese dei conti. Insicurezza e cronaca nera vennero politicizzate, in Francia, sullo sfondo di vaste dispute sulla pena di morte. Facevano paura le bande di giovani nei quartieri difficili, proprio come oggi: Apache era il loro nome. Proprio come oggi s'invocava una rottura. Categoria che Foucault ebbe a definire, in un'intervista a Telos dell'83, deleteria: «Una delle più dannose abitudini del pensiero moderno è di parlare dell'oggi come di un presente di rottura». Buona parte degli Apache scomparve nella carneficina del '14-'18.

Oggi il fantasma riappare, con forza speciale dopo l'11 settembre e lo svanire dell'Urss. È la tesi dello studioso Laurent Mucchielli, che ha pubblicato una raccolta di testi sul ruolo che l'insicurezza ha svolto nell'ascesa di Sarkozy. In realtà la sicurezza s'era fatta invadente da tempo, con l'espandersi delle estreme destre in Europa. Già negli Anni 90 la figura del nemico cambia («Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico», disse Georgij Arbatov, in Urss).

Divenuto meno visibile il nemico esterno, si scopre l'Islam non solo fuori ma dentro casa, si escogitano nuovi reati (tra essi la mendicità), e ai cittadini viene offerto il nemico interno, il capro espiatorio da abbattere. I disordini nelle periferie son descritti come guerre civili ­ Los Angeles '92, Francia 2005 e 2007 ­ e la controffensiva si militarizza. La paura diventa lievito della politica: in Usa, Francia, e ora Italia. Il libro di Mucchielli s'intitola: La Frenesia della Sicurezza (La Découverte).

La frenesia risponde a bisogni concreti, soprattutto in zone di non-diritto, dove l'urbanistica ha fatto scempi: zone grigie, le chiamano i consulenti privati cui si rivolgono i governi, di «guerriglia degenerata».

La società Pellegrini, cui spesso ricorre Sarkozy, parla di guerra civile. È quest'esagerazione che desta dubbi, negli esperti di banlieue. Nelle teorie del nemico interno l'insicurezza non è un male da sanare, riformando giustizia, prevenzione, controllo. L'età nervosa trasforma l'insicurezza da problema, che era, in soluzione, in occasione sfruttabile. Anche la paura cessa d'esser problema e diventa soluzione, investimento politico. I giornali fanno la loro parte, un po' per vendere un po' per conformismo. Quasi non sembrano accorgersi della manipolazione che subiscono, dei profitti che politici e imprese private traggono dalla paura.

L'emozione che prende il posto della comunicazione, l'ossessione delle cifre, il linguaggio bellico, le «lunghe scie di sangue»: la stampa imita il politico, perde autonomia, invece di registrare e interpretare escogita titoli-arpioni. È quello che i politici vogliono: «Il silenzio mediatico è un errore», disse il ministro dell'Interno Sarkozy in un discorso ai prefetti del 2003. Così da noi: i telegiornali aprono su un delitto, per poi allacciarsi senza soluzione di continuità a duelli elettorali. E lo spettatore è trascinato nel vortice, diventa attore teleguidato di quella che David Garland, in un libro del 2002, chiama società penale: con il suo voto e la sua rabbia s'immagina demiurgo di nuovi ordini (La Cultura del Controllo, Saggiatore 2004).

La frenesia è passione disperata e panica, non fiduciosa nel progresso sociale ma dominata dal catastrofismo, dall'idea che il criminale sia un individuo predeterminato geneticamente, immutabile. Sono le convinzioni di Sarkozy: non ha più senso la polizia di prossimità, che provava a integrare i giovani in banlieue. «La migliore prevenzione è la sanzione». Decenni di lavoro sulle radici della violenza vengono liquidati, giudicati buonisti, sociologici. Quando paura e insicurezza diventano la Soluzione, il problema svanisce. Il populismo penale straripa, imponendo non riforme di lungo respiro ma pletoriche leggi ad hoc, e politiche dichiarative, simboliche, dettate da permanente indignazione.

In Francia, che per l'Italia è oggi paese laboratorio, il vocabolario bellico adattato all'ordine pubblico è preso in prestito dall'epoca coloniale. Lo spiega Mathieu Rigouste, studioso di scienze sociali: i consulenti più apprezzati dai politici, sulle banlieue, combinano dottrine della contro-insurrezione elaborate nella battaglia d'Algeri con l'odierna lotta al terrore. Così vien cancellato il confine tra sfera civile e militare, tempo di pace e di guerra, interno e esterno. Certo è presto per valutare conclusivamente i risultati di queste politiche, ma un primo bilancio è possibile. L'ossessione delle cifre, della rapidità, della cronica drammatizzazione non ha dato per ora veri risultati.

Il poliziotto-giustiziere appare ancora più illegittimo, nelle banlieue. Le carceri si riempiono, aprendo la via a indulti precipitosi. Soprattutto non funziona la panacea tecnologico-militare (videosorveglianza, biometria): il terrorista non teme la morte né l'occhio altrui. La rapidità è proficua solo in parte: impedisce analisi accurate, corre al risultato-show. È in Inghilterra, dove Blair ha inasprito la repressione, che la percentuale dei minorenni delinquenti è la più forte (20 per cento sulla criminalità globale). In Norvegia, dove perdura il modello «sociologico-protezionista», la percentuale è inferiore al 5 per cento. Mucchielli cita poi una distorsione che conosciamo bene: lo slogan Tolleranza Zero vale per tutti i crimini, «tranne per quelli economici e finanziari: contrariamente ad altri tipi di delinquenza, il governo (francese) cerca, in nome della “modernizzazione” del diritto degli affari, di depenalizzare i comportamenti delinquenti». È la società duale descritta da Garland: da un lato chi s'avvantaggia della deregolamentazione liberista, dall'altra una società disciplinata da regole morali più tradizionali e inasprite.

La politica della paura si concilia male con il pragmatismo che Sarkozy incarna agli occhi di molti. Pragmatismo sempre più incensato, e sempre più equivoco: perché una politica sia efficace, non basta dire che essa «non è di destra né di sinistra». Non c'è nulla di pragmatico nell'ossessione delle cifre, nel disprezzo dei poliziotti di prossimità, nel correre affrettato verso il risultato spettacolare, qualunque esso sia. Non sono pragmatiche le pene minime ai recidivi, che riducono l'autonomia dei giudici. O la carcerazione preventiva che tocca a chi ha già purgato la pena ma viene giudicato tuttora potenzialmente pericoloso (da una commissione di esperti, come voluto dal presidente Sarkozy).

Le ronde proposte dalla Lega possono aver senso: alcuni cittadini partecipano al controllo del territorio, «armati solo di telefonini». Ma non deve significare che Stato e polizia abbassano le braccia. Che la società non solo si autocontrolla ma reprime (salvaguardando ampie zone d'impunità economica, come s'è visto). È per evitare il linciaggio che abbiamo giudici e polizia separati dalla società. Quando ciascuno spia, denuncia, reprime il diverso, il mondo rischia di farsi villaggio, letteralmente: non ordine cosmopolita, ma borgo natio dove il controllo sociale protegge senza freni, e il cittadino perde l'anonimato garantito dalla metropoli, non sfugge agli sguardi, e impara a vivere nel sospetto, senza più lasciar vivere.

sabato 26 aprile 2008

A volte esplodono



Ogni tolleranza ha il suo limite.
anche quella dei reattori nucleari.

26 aprile di 22 anni fà.

da Wikipedia.it

« Non ritorneremo.
Addio.
Pripjat, 28 aprile 1986 »

(Frase su una lavagna di un asilo della città)

La città ucraina di Pripjat (Припять in cirillico), situata vicino al confine nord bielorusso, a circa 110 Km a nord della capitale Kiev, nella vastissima area paludosa della Polesia, è una città fantasma, in quanto sorge adiacente alla famosa centrale nucleare di Černobyl', nota per il più grave incidente nucleare della storia umana mai avvenuto, ed ormai in disuso.

La città è quasi completamente disabitata. Le strade pur essendo ancora praticabili sono praticamente inutilizzate dal 1986, anche se alcune piante sporgono dall'asfalto. Alcune vie e corsi sono stati chiusi da blocchi di cemento per impedirvi l'accesso.

Nonostante i controlli di polizia, vi sono ancora circa quattrocento persone, che in un modo o in un altro, sono tornati nelle loro case e vivono nell'area circostante la centrale, rifiutandosi di abbandonare le loro abitazioni. Si cibano dei prodotti della terra, mangiando alimenti come verdura e funghi e bevendo l'acqua dei torrenti, altamente contaminati.

Per accedere all'area sono richiesti dei permessi speciali e per uscirne bisogna superare un controllo che se non viene superato costringe al sottoporsi ad una doccia contro le radiazioni. Anche i veicoli vengono controllati, nel caso di radiazioni vengono sottoposti a una doccia chimica.

Veicoli militari dell'Unione Sovietica giacciono in una discarica a cielo aperto, a causa dell'elevato quantitativo di radiazioni assorbite.

Questo inferno umano è diventato una specie di paradiso per gli animali. Non dovendo più interagire con gli uomini possono circolare liberamente, ma nessuno può sapere a quali mutazioni genetiche potrebbero andare incontro in futuro. Hanno occupato abitazioni e strutture abbandonate e non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada.

venerdì 25 aprile 2008

Il ribelle

Leggersi Junger, il Trattato del ribelle.

E ascoltare le parole di quest'uomo.
Un uomo di parte. Come me.

25 aprile. L'Italia

Il 25 aprile è la celebrazione civile più importante dello Stato italiano.

Gli italiani e gli anglo americani il 25 aprile hanno sconfitto le forze nazifasciste italo-tedesche e ne hanno determinato il fallimento storico.

Molte volte ci si chiede: ma cos’è stato il fascismo per l’Italia ?
Gianfranco Fini ha definito il fascismo come “male assoluto”. E’ questa una risposta tipicamente fascista. Non esiste un male assoluto. Altrimenti dovremmo pensare che il traffico urbano è infinitamente più maligno del fascismo, in quanto ha determinato e determina ogni anno un maggior numero di vittime innocenti.
Perché è esistita e continua ad esistere una mentalità fascista, totalitaria e dittatoriale nel sistema di relazioni tra individui ?
Il fascismo introdotto in Italia attraverso la dittatura di Benito Mussolini è una risposta ad una novità storica: la società di massa.

Comportamenti, usi, costumi, diritti, prima appannaggio delle elites politiche, finanziarie e professionali divengono, dopo la caduta delle grandi aristocrazie europee, strumenti diffusi tra un vastissimo numero di persone. La tecnologia e l’industria permettono lo spostamento di masse di individui. Le conquiste della scienza farmacologia e medica assicurano l’allungamento dell’esistenza di tutte le fasce sociali. Sempre più individui votano, e sono quindi soggetti politici.
La fabbrica industriale permette lavoro retribuito e sostentamento finanziario ad un numero sempre maggiore di persone, sia uomini che donne. D’altra parte, visto l’altissimo numero di vittime provocato dalla Prima Guerra mondiale, le donne, sostituendo l’uomo nel lavoro operaio, richiedono sempre maggiori diritti soggettivi. Questo, per la prima volta nella storia dell’esistenza umana.
E’un mutamento delle relazioni sociali ed individuali epocale. Prima c’erano uomini di fede, politici, magistrati,finanzieri, militari, scienziati, professionisti, proprietari terrieri e artigiani. Poche persone. Tutto il resto era la moltitudine di piccoli interessi individuali non rappresentati. Dopo le rivoluzioni industriali e la Prima guerra mondiale giungono ad essere protagoniste del divenire esistenziale i giovani, le donne, le famiglie, gli imprenditori, gli operai, gli anziani. I numeri dei soggetti dell’azione sociale sale vertiginosamente. E’ difficile adattarsi ad un nuovo modello storico.Qualcuno, a livello filosofico, sente l’esigenza di un nuovo ordine. Lo invoca.
Benito Mussolini e, successivamente, Adolf Hitler e Joseph Stalin rispondono a questa esigenza.
La risposta è: le masse devono essere organizzate secondo un modello di ordine sociale prestabilito.

Il duce, il fuhrer, il capo del partito sono i depositari carismatici dell’ordine: interpretano il modo di stabilire l’ordine sociale e di assicurarne la continuazione con la dottrina e con la forza.

Il nazi-fascismo fu quindi un metodo di organizzazione politica basato sulla certezza della verità.
Se una verità è certa, chi si oppone alla verità è un nemico. Se un’organizzazione è quella vera, chi la ritiene falsa deve essere represso e annientato.
Hitler e Mussolini furono i leader del fascismo politico, ma vi sono “fascismi” religiosi, scientifici, economici, tecnici, filosofici e persino fascismi artistici. Vi è sempre un fascismo quando si ritiene di possedere, di comprendere l’assoluto. Di dire l’ultima parola, di poter pensare: “ok, c’è una spiegazione a tutto ed io ne sono l’interprete”.

Il 25 aprile dimostra che la risposta nazi-fascista è stata ritenuta dal popolo italiano una metodologia sbagliata.
Puoi reprimere dieci, cento, migliaia di voci contrarie. Puoi nascondere gli errori della tua teoria per anni. Anche dopo secoli si scopre che è la terra che gira intorno al sole. E poi le masse si arrabbiano perché sono state tradite. Mussolini ha reso la terra italiana dominio dei nazisti. Ha tradito il suo popolo. E’ stato sconfitto. Il 25 Aprile.
Ed ogni 25 aprile ricordiamo a tutti i fascisti che ritengono di possedere la verità assoluta che noi non sappiamo quale sia questa verità. Ma se questa verità ha bisogno dell’omicidio, della violenza coercitiva fisica e psicologica per essere ricercata e affermata, se questa verità non permette l’evoluzione dell’essere umano nel suo ambiente esistenziale, c’è sempre chi resisterà fino alla sua morte fisica pur di pronunciare un’altra possibile soluzione.


Onore a chi seppe resistere. E attenzione continua al fascismo che è in noi, nessuno escluso. Attenzione continua ai traditori della Costituzione italiana, che non è la verità, ma il sistema, il meccanismo procedurale di costruire verità verificabili e mutevoli nel tempo e di impedire quindi ogni forma di assolutismo.
Divertiamoci, cantiamo, celebriamo e, se abbiamo tempo, ricerchiamo nuove possibilità esistenziali che non danneggino quelle di qualcun altro.
Ce lo hanno permesso gli eroi del 25 aprile.
A loro va il mio quotidiano ringraziamento.

1938


Radio 1
Puntata speciale de "Con parole mie".
La radio nel 1938 era IL MEZZO di comunicazione.
Chi se ne volle appropriare ? Le giovani democrazie di Italia e Germania.
Le altre erano plutodemocrazie, giudaico-massoniche e false. Solo le democrazie mussoliniane e hitleriane erano tali.

70 anni fà. Deja Vu ? Fate vobis.

Con parole mie speciale del 21 aprile 2008

Speciale Con parole mie. Uuna giornata particolare...nel 1938 : cantando e ballando sull'orlo dell'abisso... Terzo appuntamento con la grande storia in prima serata su Radiouno. Durante questa puntata speciale di "Con Parole Mie" dedicata al 1938, Umberto Broccoli ci fara' "vedere" gli avvenimenti centrali di quest'anno con le voci originali dei protagonisti dell'epoca conservate negli archivi delle Teche Rai, con i commenti dello storico Giordano Bruno Guerri e di Pierfrancesco Ciano, nipote di Galezzo, e con uno sceneggiato che ricostruisce la quotidianita' di una famiglia media italiana degli anni Trenta.

domenica 20 aprile 2008

Tanto per rinfrescarci la memoria

Ringrazio il commentatore per l'importante link, che rendo cliccabile.

Durban, 2001.

Io mi permetto di dire due cose. Vi è il diritto di Israele di esistere nel mondo (la cultura ebraica è indiscutibilmente una delle radici fondamentali dell'essere umano moderno) e di esistere come Stato. A prescindere dalla Shoah. Il diritto preesisteva. E' connaturato all'essere una corrente culturale e antropologica fondante. Non possiamo non sentire nei nostri modi di pensare, di percepire, di leggere il mondo attraverso simboli, l'eco, quando non il segno, dell'ebraismo.
D'altra parte si deve avere il coraggio di risolvere il conflitto con impegno crescente.
I terroristi sono criminali. Bisogna eliminare il concetto di atto politico per chi compie attività militari non rivendicate da ordinamenti territoriali. Il terrorista è un bandito. Un pirata.
E' l'uomo dell'acqua: senza terra ne legge.
Riprendiamo i concetti ottocenteschi che servivano meglio delle attuali scempiaggini da briefing di burocrati.
Chi desidera eliminare Israele, ripeto, è un criminale.
Ma al tempo stesso è necessario e non più prorogabile attuare una serie di gesti eroici, magari imprevedibili, per giungere alla pace. Anche perchè, da italiano, comincio a pensare che a questo punto sia, come dice Hu Jintao, una questione interna. E dopo quarantanni che sento parlare di "problema mediorientale", non ne posso più.

sabato 19 aprile 2008

E' finita la guerra

Il 2008 verrà ricordato come uno degli anni fondamentali della storia.
L'America è in recessione. Ha perso la guerra, ma non ditelo agli americani.
A salvarli dal tracollo ci hanno pensato arabi e cinesi. Le loro banche principali non valevano più nulla. I crediti sovrani hanno ripianato le perdite. Non conviene a nessuno che l'americano medio si suicidi. Consuma. Il socialismo non esiste più. Le masse sono avide, ciniche e più affamate dei capitalisti. L' uomo occidentale produce servizi. E' in lotta con la fretta, con le informazioni, con il multitasking esistenziale. Impegni affettivi, sociali, economici, fisici. Sempre raggiungibile.
Un po' di cattiveria gliela si può anche concedere.
Crescita zero in Italia. Il Papa va negli Stati Uniti. Anche i terroristi hanno diritti.
Hanno vinto. Appena un soldato italiano muore tutti gridiamo al ritiro. Gli islamici si caricano di tritolo. Dalle bombe atomiche alle bombe umane. Così non c'è partita.
Si cambia. Siamo tutti fratelli. E' finita la guerra.
Siano maledetti coloro che sbagliarono mossa a Durban. Agosto, 2001.

venerdì 18 aprile 2008

ONU - Traduzione romana di un evento

Ban Ki Moon: Noi siamo un'organizzazione laica.

Joseph Ratzinger: E che t'ho detto cotica ? Io so' un capo di Stato e mica te faccio vedè le gambe de le zoccolette del Bagaglino. Te sto a dì come te devi move. E si nun te movi bbene, a scimpanzè, ce mettemo uno più bravo.
Guarda l'apprausi che sto a pijà. Me paro Pippo Baudo. Ed è il mondo che mi applaude, mica Ceppaloni.

Cambiamento di rotta

Il Papa ha ragione, in questo momento.Il Dalai Lama invita all'odio.
Cerchiamo di ascoltare, invece di preconcettualizzare, please.

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NEW YORK - "Rispetto dei diritti unica vera via per la sicurezza"; "libertà di religione anche nella sfera politica"; "il diritto dell'Onu ad intervenire a tutela delle popolazioni", una missione che l'accomuna con il ruolo della Chiesa cattolica nel mondo e "il diritto a vivere pubblicamente la propria fede". E poi il duro monito contro una ricerca scientifica che rischia di mettere in discussione "l'ordine della creazione", minacciando il "carattere sacro della vita" e arrivando a "derubare la persona umana e la famiglia della loro identità naturale". Sono i passaggi fondamentali dell'intervento di Papa Benedetto XVI davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione del 60 anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.

Il Pontefice è seduto su una poltrona bianca accanto al banco della Presidenza, parla ad un' aula gremita che lo ha lungamente applaudito al suo ingresso. Indossa il tradizionale abito bianco e ha deciso di parlare in francese. La traduzione è simultanea in decine di lingue. Il Pontefice ha parlato per circa mezz'ora e alla fine i 192 rappresentanti dell'assemblea delle Nazioni Unite si sono alzati in piedi per un lungo applauso. I passaggi chiave del discorso, il riconoscimento dell'azione umanitaria dell'Onu "alla cui attività la Chiesa è lieta di essere associata", mette fine alla guerra fredda tra Vaticano e palazzo di Vetro scoppiata a dicembre scorso quando Ratzinger attaccò durante l'Onu e "il relativismo morale che domina gli organismi internazionalie e dimentica la dignità dell'uomo".

Prima dell'intervento all'Assemblea generale, il Pontefice, arrivato da Washington con un elicottero militare, è stato a colloquio con il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon che lo aveva atteso e ricevuto fuori dal Palazzo di Vetro, lungo la Seconda Avenue. "L'Onu è un'istituzione laica ma il lavoro dei suoi uomini è motivato dalla fede" è stato il saluto del Segretario Generale. Dopo Paolo VI e Wojtyla, Ratzinger è il terzo Pontefice che interviene alle Nazioni Unite. Papa Wojtyla era intervenuto in ben due occasioni.

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"No al relativismo". La dignità dell'uomo, "creato
ad immagine di Dio", deve essere al centro dell'azione della comunità internazionale e le Nazioni Unite sono nate proprio per difendere quei diritti umani che le tragedie del Novecento avevano "massicciamente violato". Quindi, di fronte alle nuove sfide ed emergenze, guai ad adottare "un approccio pragmatico", cedendo ad un relativismo, secondo cui "il senso e l'interpretazione dei diritti" potrebbe variare e la loro universalità potrebbe essere negata "in nome di differenti concezioni culturali, politiche, sociali e persino religiose".

Il diritto di vivere pubblicamente la fede. Si può essere credenti e si può, al tempo stesso, anche essere politici, "partecipare cioè alla costruzione dell'ordine sociale" evitando così soprattutto il rischio di secolarizzazione" ha detto Benedetto XVI all'Assemblea. "Non si puo' limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell'ordine sociale". Per il Papa "inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi, la loro fede, per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti". Per questo è positivo il "coinvolgimento influente e generoso" di esponenti delle religioni "nelle università, nelle istituzioni scientifiche, nelle scuole, nelle agenzie di cure mediche e nelle organizzazioni caritative al servizio dei più poveri ed emarginati".

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Il dovere di intervenire negli stati che violano i diritti umani. Il Pontefice giustifica certe forme di interventismo. "Ogni Stato - dice - ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall'uomo''. Il principio della "responsabilità di proteggere", sottolinea Ratzinger, è la ragion d'essere delle Nazioni Unite.

I limiti di scienza e tecnologia. Il punto di mediazione tra scienza e tecnologia, secondo Benedetto XVI, sta nel trovare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici. ''Alcuni aspetti'' dell'applicazione delle recenti scoperte scientifiche e tecnologiche ''rappresentano una chiara violazione dell'ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale''.

La lotta al terrorismo. Può e deve avvenire ma nel rispetto dei diritti. "In buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta". Fatta questa premessa "questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell'ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare".

Si esagera

Roma è una delle città più tolleranti del mondo.
Per questo esiste da 3000 anni. Poi molti non sono tolleranti coi romani. Essendo romano dico che fanno anche bene. Ma noi SIAMO tolleranti. Con gli imbecilli, no.
Anyway: il Presidente dell'arcigay che vuole il "pugno di ferro" contro i picchiatori fa un po' ridere. Ma prenderli a borsettate ?


ROMA - Aggressione omofobica, questo pomeriggio a Roma contro il Circolo di Cultura omosessuale "Mario Mieli" di via Efeso. Lo denuncia un comunicato dell'associazione: "Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni - vi si legge - ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l'ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo".

"Solo grazie all'intervento dei soci presenti al primo piano dell'Associazione - prosegue la nota -, i vandali si sono allontanati gridando improperi come 'Froci di merda' ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio".

Il documento collega l'aggressione al "clima elettorale" di questi giorni: "Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, 'cominciamo bene'". E si augura "che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave". I dirigenti del circolo temono il ripetersi di "spedizioni pilotate" che metterebbero a rischio le attività dell'associazione (che opera nella capitale da 25 anni) e l'incolumità e la sicurezza delle persone".

Immediata la presa di posizione delle forze politica di sinistra. A cominciare dal candidato sindaco Francesco Rutelli: "Ci vuole grande fermezza e una risposta corale nei confronti di questo rigurgito del fascismo intollerante e omofobico. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questo che sono da relegare nei sotteranei della civiltà". Per l'ex candidato a sindaco di Roma Franco Grillini è stato "un atto gravissimo di recrudescenza squadrista" anche perché "ci sono stati candidati soprattutto a destra che hanno flirtato con l'estrema destra neofascista e neonazista".

Il presidente nazione dell"Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso "vicinanza e solidarietà" ai circolo ed ha sostenuto che "il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro".

In serata anche l'aspirante sindaco del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l'episodio, esprimendo solidarietà al circolo Mario Mieli. "Si ratta di un gesto intollerabile", ha dichiarato. Ma per l'Arcigay di Roma le parole dell'ex ministro di An sono arrivate tardi. L'associazione, "di fronte al silenzio della destra", aveva già espresso infatti la sua preoccupazione "verso chi si candida a governare la nostra città senza mostrare solidarietà verso le vittime di un agguato fascista che mira a mettere in dubbio la stessa esistenza della comunità lesbica, gay e trans".

giovedì 17 aprile 2008

Fuksas ha spiegato tutto

L'Italia non sa nulla della globalizzazione.
Annozero. Raidue. 17 aprile 2008

C'è una bellissima trasmissione su Rai2, in questo momento.
Di parte, ma con gusto.
ma chi la guarda ? Il problema non è la pluralità dell'informazione.
Il problema son le camere stagne personali. E molti italiani hanno il cervello a camere stagne.
Non tutti.

lunedì 14 aprile 2008

Barbari a Roma


Dispetto alla Montalcini al seggio
"Faccia la fila come gli altri"

di FRANCESCO BEI


ROMA - Qui non c'entrano le cinque lauree, il premio Nobel per la medicina, le mille pubblicazioni e nemmeno il laticlavio a vita. Forse è semplicemente un fatto di educazione, quando da bambino ti insegnano a cedere il posto a chi è più anziano. Se poi l'anziano ha quasi 99 anni (tra 9 giorni) e non ci vede nemmeno bene, il fatto che si chiami Rita Levi Montalcini diventa evidentemente secondario. Eppure tutto ciò non è bastato a evitare alla senatrice a vita di dover attendere in piedi mezz'ora prima votare, per colpa della maleducazione di quattro elettori che si sono rifiutati di farla passare avanti.

La scena si è svolta ieri poco prima di mezzogiorno a via Reggio Calabria, al seggio istituito presso la scuola "Falcone e Borsellino", vicino a piazza Bologna, quartiere medio-borghese della Capitale. La Montalcini si è presentata a braccetto di un accompagnatore il quale, vista la lunga fila, ha chiesto alle persone in coda la cortesia di far votare prima la signora. Senza presentare credenziali, solo un gesto di educazione verso un'anziana ipovedente. La risposta poteva essere scontata e invece no.

"Faccia la fila come gli altri", ha risposto un cinquantenne. E così un'altra signora: "Non esiste, anch'io ho fretta di votare". E poi un altro e un'altra ancora: "Non vedo proprio il motivo". Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti". Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda, prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero. Preferisco restare in piedi".

La rivincita contro quei pochi maleducati Montalcini se l'è presa poco dopo, al momento di uscire dal seggio. Tutti i ragazzi della sezione elettorale le si sono fatti intorno, davanti agli elettori ancora in fila, per chiederle l'autografo. "Vada avanti così". "Coraggio".
L'episodio, in sé banale, potrebbe testimoniare al massimo dell'inciviltà dei tempi in cui viviamo, che ognuno può sperimentare salendo su un autobus o facendo una fila a uno sportello. Se non fosse che Rita Levi Montalcini è stato il bersaglio in questi due anni di una violenta campagna di discredito portata avanti con insistenza da alcuni esponenti politici del centrodestra e da alcuni quotidiani d'area.

I ragazzi della Destra si distinsero in ferocia: "Diamole un incarico al Ghetto", "di profilo è pure più odiosa", erano le cose che si potevano leggere sul loro blog. Fino alla proposta di consegnarle un paio di stampelle, "tanto l'indirizzo lo conosciamo, vogliamo dargliele personalmente". Diceva il loro capo, Fabio Sabbatani Schiuma: "Loro, i senatori a vita, sono le stampelle di questo governo sì o no? E poi se son vecchi se ne stessero a casa".

La Lega del resto non fu da meno, fino ad arrivare alla proposta di eliminare gli stanziamenti per la fondazione scientifica della senatrice. Non ci si stupisca se poi qualcuno non dà la precedenza a una signora centenaria, è già tanto che non le abbiano fatto lo sgambetto.

domenica 13 aprile 2008

Hu Jintao conosce il suo diritto. Noi no



Se al momento della breccia di Porta Pia ci avessero fermato perchè "ci sono le Olimpiadi", gli avremmo riso dietro.
Ora io dico: AVETE legittimato l'aggressione all'Afghanistan e all'Iraq.
Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush parlò di forza e di volontà, mai di diritto. L'Afghanistan va controllato perchè si deve controllare il mercato dell'oppio.
Saddam Hussein strinse la mano a Donald Rumsfeld: poi finì come sappiamo.
Il Tibet è cinese. Può e deve raggiungere uno stato di autonomia, ma col tempo e secondo un calendario voluto dai cinesi.
Non se ne può uscire. Ci stiamo impicciando degli affari cinesi mentre in Italia sparirà il partito socialista (se lo merita) e una donna che ha rivendicato il diritto di essere FASCISTA entrerà in Parlamento.
Io direi di pensare agli affari nostri.

da La Stampa.it

Affondo di Hu Jintao: «Il conflitto
con il Dalai Lama è una questione
di salvaguardia dell'unità nazionale»


PECHINO

Il presidente cinese Hu Jintao ha rotto il silenzio che ha osservato dall’inizio della crisi del Tibet, affermando che si tratta di un «affare interno della Cina», e Pechino ha inoltre accusato il Parlamento Europeo di «interferire» nei propri affari interni.

«L'unità nazionale»
Ricevendo il primo ministro australiano Kevin Rudd sull’isola di Hainan nel sud della Cina, dove oggi si apre il convegno internazionale di Boao, Hu non si è discostato dalla linea dura seguita fino ad oggi da Pechino. «Il nostro conflitto con la cricca del Dalai Lama non è un problema etnico, religioso o di diritti umani», ha affermato, ma esclusivamente «un problema di difesa dell’unità della Nazione o di divisione della madrepatria».

Sfida all'Europa
In precedenza Pechino, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, aveva accusato Parlamento Europeo di aver «rozzamente interferito negli affari interni» della Cina con il suo invito ai capi di Stato a discutere della possibilità di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, l’8 agosto prossimo. Il Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace esiliato dal 1959, è stato accusato da Pechino di aver organizzato la rivolta che nelle scorse settimane ha investito la Regione Autonoma del Tibet e altre zone della Cina occidentale a popolazione tibetana, e in particolare le violenze anticinesi verificatesi il 14 marzo a Lhasa, la capitale del Tibet.

Il Dalai Lama: contrario al boicottaggio delle Olimpiadi
Hu Jintao, secondo l’agenzia Nuova Cina, ha detto a Rudd che Pechino «è pronta» a incontrare il leader tibetano, se questi dimostrerà di essere «sincero» e metterà fine alle attività «secessioniste» e a quelle volte a «sabotare» le Olimpiadi di Pechino. Dagli Stati Uniti, dove è da ieri per partecipare a una serie di attività religiose, il Dalai Lama ha ripetuto per l’ennesima volta di essere favorevole all’autonomia del Tibet all’interno della Repubblica Popolare cinese e di essere contrario al boicottaggio delle Olimpiadi. A un intervistatore che gli ha chiesto quale sia oggi il suo messaggio alla Cina, il premio Nobel ha risposto: «Non siamo contro di voi, io non voglio la secessione».

giovedì 10 aprile 2008

Campagna elettorale. Le percezioni di un giovane

Spendono tanti soldi.
Male.
E poi le persone intelligenti la vedono così.
Da un blogger molto in gamba.

E ce mancavano pure queste...

Stamani fuori dalla Metro c'era il candidato del PD alla circoscrizione che volantinava insieme ai soliti volontari.Già, i candidati devono farsi vedere "vicini alla gente", come insegnano i manuali di Political Marketing moderni.

A corredo del Candidato c'era una macchina dei Carabinieri, che ogni tanto viene mandata nel piazzale antistante alla stazione per far vedere che "loro ci sono", con l'unico effetto di mandare via tre-quattro ambulanti (ma non sarebbe più utile lasciare gli ambulanti e girare per il quartiere di notte?).
Ovviamente il volantino, un pieghevole con qualche cazzata su quanto sono Liberal e Oh Yeah quelli del PD e un facsimile della scheda elettorale con le istruzioni per votare correttamente senza i rischi di cui ho parlato nello scorso post, viene da me respinto con un cortese "ma non credo proprio...".

Oltre al marketing classico, il bel tomo che in tempo di elezioni concede ai poveri mortali l'onore di mischiarsi a loro in un mercato o in una metropolitana, per poi risparire fino alle successive amministrative, questa Campagna Elettorale ha presentato una novità.
Gli Spin Doctors di AN e PRC hanno pensato di usare per la Propaganda un mezzo che da qualche anno infesta le nostre città: i giornali gratuiti.

Lungi dall'essere definibili "mezzi di informazione", questi fogliacci sono fasce pubblicitarie intervallate a stronzate, spacciate per Giornale.
Soprattutto "Leggo" e "City" contengono ben poche notizie degne di questo nome, sono per lo più accozzaglie di cronacaccia becera con notizie tipo "Prima la mangia, poi la uccide, poi la violenta e quasi sicuramente era un Rom", gossip e notizie fondamentali tipo "I Ricercatori USA: lo Strutto è nutriente per le pelli secche" o "La Velina bionda c'ha la topa mora. E viceversa?", notizie sportive e tanta tanta pubblicità.

Calcolando che nel nostro Paese si legge pochissimo, e che per lo più si leggono stronzate (la maggior parte delle persone la razione di stronzate giornaliera la assume principalmente via Etere), mi pare giusto fomentare questa tendenza facendo aumentare il numero di fruitori di stronzate lette: la prigrizia mentale impedisce di voler comprare un giornale, ma un tizio che te lo caccia in mano gratis e senza manco farti fermare a cercare gli spicci trasforma gli Italiani in assidui lettori di quotidiani.
In Metro prima dell'avvento di questi "giornali" vedevi raramente qualcuno con un quotidiano (per lo più Gazzetta o Corriere dello Sport) o con un libro in mano, ora il 90% dei passeggeri ne sta leggendo uno gratuito (oddio, resta da vedere se comprendono quello che c'è scritto, e se ci provano a comprenderlo o si arrendono a guardare solo le figure delle PHYAE e il Sudoku).

A quelli classici in questi giorni si sono aggiunti due pregevoli esemplari: RomaPunto ( o qualcosa del genere) e l'edizione "serale" di Liberazione.

Il primo viene distribuito credo da volontari, pischelli italiani, ed è chiara emanazione di qualche Comitato per Alemanno Sindaco. E' strutturato molto semplicemente: notizie di cronacaccia negative nazionali di cui si incolpa Prodi, notizie sul degrado di Roma (altra cronacaccia, insomma) di cui si incolpano Veltroni e Rutelli, qualche articolo su quanto è fico Alemanno, lo sport e un po'di pubblicità elettorali di Alemanno e PdL. Pattume.

Il secondo se si vuole è anche peggio. Uno si aspetterebbe almeno da Liberazione un po' più di serietà rispetto ai giornalacci usati per tenere "le masse" nell'ignoranza e nel torpore cerebrale, e invece il quotidiano gratuito del PRC è solo una versione "liberal" di quei giornalacci, parlano di stronzate, solo con un'ottica un po'più di Sinistra, ci sono articoli di sport "radical chic" (tipo un articolo di Darwin Pastorin su un calciatore argentino figlio di desaparecidos) e poi....
E poi ho letto degli articoli veramente da piangere, in cui si magnificano il Lider Maximo Bertinotti e le sue capacità oratorie, di fronte a folle estasiate (mancano solo le donne messe incinte con lo sguardo, ma si rischierebbe di perdere il voto delle Femministe) e se ne esalta la chiarezza degli argomenti e la reale vicinanza ai problemi della gente. Roba da Emilio Fede con Berlusconi (quasi).

Insomma, ce mancavano....

Ora, non trovo solo grave che si spinga su fenomeni che per me sono negativi per farsi propaganda elettorale, trovo già estremamente grave che in un paese il cui sistema di smaltimento dei rifiuti è al collasso si distribuiscano in giro dei giornali gratuiti che vengono puntualmente gettati ovunque dalla Civile Popolazione (mi è stato riferito da alex321 che anche a Napoli danno i giornali gratis per strada, il chè è quantomeno paradossale), ma quello che mi fa incazzare è che ad aggravare ulteriormente la situazione ci si mettono quelli che chiedono il voto anche per risolvere l'emergenza rifiuti e che si addossano l'uno con l'altro la responsabilità..... ma annatevela a pijà 'nder culo....

Sydbarrett66

I buoni libri

Ottima segnalazione e commento
di Repubblica.it

LIBRI / Il Risorgimento sconfitto secondo Evangelisti e Moresco
e la meglio gioventù caduta per difendere la Repubblica romana
I ragazzi che non riuscirono
a fare la rivoluzione
Tra le novità, il romanzo tratto dalla vita di Blasco, partigiano ucciso da Stalin
di DARIO OLIVERO

INSURREZIONE
C'era una volta un paese che scriveva Risorgimento con la maiuscola, annunciava con tre anni di anticipo le celebrazioni della sua unità e indipendenza nazionale e poi si dimenticava del bicentenario della nascita di Garibaldi lasciandolo passare senza sussulti e senza vergognarsene neanche un po'. Un paese che pubblica libri che rivedono, reinquadrano, rianalizzano, riscoprono le ombre dietro l'unità d'Italia come se Tomasi di Lampedusa, Bacchelli, Bianciardi non fossero mai esistiti. Un Paese che non vede più le luci, abituato com'è a sentirsele raccontare in una patina retorica che respinge anche i più motivati. E che preferisce le ombre che non distinguono la rabbia del popolo dal colpo di stato, gli ideali di uguaglianza dagli intrighi di palazzo, la speranza dall'opportunismo, i Borboni da Napoleone, la Giovine Italia dalle logge deviate, la lotta di indipendenza dalla secessione dalla Repubblica, il regno di un Papa da una Costituzione. Questa è la premessa per leggere un lavoro sorprendente, un libro a quattro mani composto da due racconti lunghi di Valerio Evangelisti e Antonio Moresco, Controinsurrezioni (Mondadori, 8,40 euro). Il primo si svolge alla fine della Repubblica romana, quando ormai i francesi hanno "liberato" la città e Garibaldi raduna i suoi esortandoli a continuare la lotta: "Ci aspettano sete, marce forzate, battaglie e morte. Tuttavia, per chi vorrà seguirmi, la rivoluzione non è finita. La si ricomincia altrove". Il secondo è un testo visionario tra passato e presente, tra la morte per mano del popolo di Carlo Pisacane, la disillusione di Leopardi e le immagini del nostro mondo in rovina. E' un libro di macerie, di rabbia, di dolore. E' un libro di parte.

BARRICATE
Fu nei cinque mesi tra il febbraio e il luglio del 1848 che l'Italia perse sulle barricate la sua meglio gioventù. Se ne andarono Mameli, Manara, Dandolo e Morosini. I più famosi, quelli ricordati nelle nostre vie. Ma molti altri caddero, giovani venuti da ogni parte di quello che Metternich definiva solo un luogo geografico, ma certamente non una nazione. Morì anche Anguyar, lo schiavo nero liberato da Garibaldi in Sudamerica che da allora seguiva il suo eroe come Lothar Mandrake. Altri non morirono ma furono costretti chi alla fuga chi all'esilio. Sarebbero morti qualche anno dopo inseguendo quella che sembrava solo un'idea, la repubblica democratica in un'Italia unita e pacificata oppure inseguendo qualche altra insurrezione nell'Europa della restaurazione infinita. Stefano Tomassini ha raccontato in un librone questa grande storia. Una piccola repubblica nel cuore dell'Italia divisa, nata mettendo in fuga il sovrano per diritto divino per eccellenza, il Papa. Che diede il suffragio universale, il matrimonio civile e si dotò di una Costituzione che per i romantici e i sognatori ancora oggi fa vibrare il cuore con articoli come: "Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta". Che, nonostante quei richiami ai principi della rivoluzione francese, proprio dalla Francia repubblicana, venuta a difendere il cattolicesimo e i parenti del Regno di Napoli, sarà abbattuta. Perché troppo avanti, troppo scomoda, troppo impossibile e utopica per essere reale. Tutte cose che si sanno o si dovrebbero sapere. Ma questa Storia avventurosa della rivoluzione romana (il Saggiatore, 20 euro) è scritta bene e senza troppe maiuscole, racconta anche le spaccature all'interno dei dirigenti del nuovo Stato e le loro responsabilità politiche e strategiche nel fallimento. Si incomincia nel '47 con l'elezione di Pio IX e i moti di indipendenza del Nord e si continua anche dopo la restaurazione fino ai segnali che arrivano dal Piemonte nella nuova scacchiera risorgimentale.

RESISTENZA
Era sfuggito ai fascisti, gli era andata meglio che all'amico Antonio Gramsci. Era sfuggito ai nazisti e scampato ai tedeschi combattendo nella Resistenza francese. Non si salvò dai suoi compagni stalinisti. Pietro Tresso, nome di battaglia Blasco, trotskista, rivoluzionario, comunista, internazionalista, rinnegato, fuggiasco con la compagna Barbara che gli resterà accanto sfidando il partito, partigiano. Morì per mano di emissari di Stalin con i quali aveva combattuto fino a pochi giorni prima. Ucciso come il suo maestro, quello che aveva regalato la Russia a Lenin con la sua intelligenza tattica che però non lo aveva salvato dai sicari del nuovo uomo forte. Vita e morte da romanzo. Ecco il romanzo: Il vento contro di Stefano Tassinari (Marco Tropea, 13 euro). Di tutto quello che di buono si può dire sul coraggio di raccontare una storia come questa, solo una riflessione che l'autore fa scrivere a Blasco in una lettera quando parla dei suoi carcerieri: "E' amaro constatare come si possa indottrinare un ragazzo nel giro di pochissimo tempo, trasformando l'istinto di un potenziale ribelle in quello di un cane da guardia, capace solo di riconoscere i richiami del padrone e di negare a se stesso anche l'ipotesi della pietà".

(10 aprile 2008)

Tibet e Tabù. Nessuno parla degli afghani.

KANDAHAR - Almeno otto persone sono morte e altre 27 sono rimaste ferite in un attentato compiuto da un terrorista suicida a bordo di un'autobomba che ha preso di mira un convoglio di militari canadesi della Forza di assistenza alla sicurezza (Isaf) della Nato nella città di Kandahar, nel sud dell'Afghanistan.

Il ministero dell'Interno di Kabul ha affermato che "il bersaglio era un convoglio militare canadese", ma che "il veicolo è esploso prima di raggiungerlo", uccidendo invece tre passanti civili. La polizia ha poco dopo aggiornato il bilancio a otto morti, due dei quali poliziotti afghani, gli altri civili. Tra i feriti ci sono tre soldati canadesi e sette bambini. Il comando Isaf da parte sua ha confermato il ferimento di tre soldati, senza però precisarne la nazionalità.

"Non si tratta di soldati afghani" si è limitato a dire un portavoce della forza Nato, mentre un portavoce delle forze canadesi nel sud dell'Afghanistan ha negato, affermando che "nessun canadese è stato coinvolto" e aggiungendo che "non eravamo noi il bersaglio" dell'attentatore. La città meridionale di Kandahar, roccaforte dei Taleban, è tuttora uno dei posti più travagliati dell'Afghanistan.

mercoledì 9 aprile 2008

Cominciamo a porci domande

(Roba vecchia)


Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti.
Le armi di distrazione di massa le conosciamo: Tibet e piedi di Carla Bruni.
Una nuova alleanza vista che quella con la Spagna è impossibile e quella con l'Italia...beh, son sempre italiani.
Cosa è andato a fare Sarkozy a Londra ? Non certo soltanto a far conoscere sua moglie ai reali inglesi. C'è molto di più.
Intanto il Pontefice va negli Stati Uniti e sarà lui a consigliare Bush se andare o non andare alla cerimonia delle Olimpiadi di Pechino.
Le pecorelle che non si interessano minimamente ai loro problemi (perchè altrimenti dovrebbero fare qualcosa e ammettere la propria viltà) trovano la loro valvola di sfogo nel prendersela contro le autorità cinesi. Esattamente come si faceva col Negus.
Se Gordon Brown non andrà, non sarà questa grande perdita. Si va per sport a Pechino e per conoscere. Non certo a prendere un the con Carlà.


(Chinese and Japanese young girls)


Aridatece Gioacchino Belli

Il globish, (una strana lingua fatta da Ok, It's all right, Give me five, Ciao, arigato, s'aribeccamo) è la nuova babele. I linguisti se ne sono accorti.
Interessente articolo su Repubblica.it
Good Morning, Babilonia.

Inglese, sul New Scientist la tesi dei linguisti. Le parole si moltiplicheranno
ad opera di 495 milioni di persone che lo usano come seconda lingua

Boom di dialetti sarà una Babele
Tra 500 anni sarà difficile capirsi

di PAOLA COPPOLA

"Doubleplusungood" più che "Io Tarzan, tu Jane". Più simile alla lingua nuova immaginata nel '48 da George Orwell che scriveva "1984" che a una lingua tanto semplice che invece di far parlare tutti non riesce a dire nulla. Combinazioni diverse di consonanti e vocali e suoni che, per le nostre orecchie, sarebbero più strani del linguaggio di Shakespeare o di quello dei Canterbury Tales di Chaucer.

I linguisti immaginano non un inglese ma decine di dialetti tra 500 anni, e un destino per questa lingua che può essere paragonato a quello dell'arabo più che a quello del latino. Improbabile che l'inglese muoia, dicono, difficile che ceda allo spagnolo o al cinese lo scettro di lingua più parlata ma sicuro che, se lo ascoltassimo oggi, a Londra come a Singapore non lo riconosceremmo più.

Capiremmo poco perché la lingua viva si trasforma, ha codici ed espressioni a seconda dei gruppi e delle zone in cui si parla, negli anni nascono parole nuove, vocali e consonanti cambiano, ma, soprattutto, a incidere di più sulle trasformazioni dell'inglese come lo conosciamo, sarà il fatto che la sua storia la stanno scrivendo non i 328 milioni di persone che la imparano dalla nascita, ma quei 495 milioni, cioè il 60 per cento, che la usano come seconda lingua, scrive il "New Scientist" in un articolo dedicato all'inglese del futuro. Nel 2020 la forbice si sarà allargata ancora, il fenomeno sarà sempre più esasperato.

Tra qualche secolo si potrebbero parlare dialetti derivati dall'inglese invece di quella lingua ridotta a 1500 parole come il Globish sviluppato da Jean Paul Nerrière. "Potrebbe esserci una nuova babele che abbia come base l'inglese", secondo Michele Cortellazzo, docente di linguistica italiana all'università di Padova. "La dialettizzazione esiste già tra inglese e l'americano, tra 300 anni ci potrebbero essere differenze radicali in base alle macrozone della terra". Se la tradizione scritta "preserva" una lingua, come è stato per il latino, il parlato accelera le trasformazioni.

"In un mondo multipolare l'ipotesi di una lingua franca è poco credibile", spiega Luca Serianni, professore di Storia della lingua italiana alla Sapienza. "Le tendenze storiche restano una guida per capire quello che accadrà", dice Paolo Di Giovine, docente di glottologia e linguistica nell'ateneo romano. E aggiunge: "Come è stato per il latino dei conquistatori, o come è accaduto ad alcuni pidgin dei Caraibi (lingue create nelle colonie inglesi dalla mescolanza tra la lingua ufficiale e le lingue pre-esistenti) che sono diventati lingue creole, la differenziazione dialettale dell'inglese potrebbe imporsi in tutte quelle aree dove la lingua locale non riesce a prevalere". Così paradossalmente la globalizzazione potrebbe rendere più difficile la comprensione di chi parla in inglese. "Probabilmente sì - aggiunge Di Giovine - anche se resisterà una lingua comune, uno standard usato ad esempio nella comunità scientifica o nella comunicazione scritta".

(9 aprile 2008)

martedì 8 aprile 2008

Non siamo target (bersagli)

Gli possiamo confondere i dati e quindi le interpolazioni.
Un ottimo libro.

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GIANFRANCO MARRONE
Un tempo, in guerra, si mirava a un obiettivo: strategie militari. Adesso, nel commercio, si individua un consumatore-tipo: strategie di marketing. Due mondi separati, due epoche diverse? Assolutamente no, per il semplice motivo che entrambi i sistemi usano i medesimi metodi e ragionamenti. Ma soprattutto perché tutti e due fanno riferimento a uno stesso oggetto: il target. Target, letteralmente, è il bersaglio da colpire, sia esso un obiettivo militare o un consumatore tipico. E non è un caso che a studiare oggi Della guerra di von Clausewitz non siano tanto i generali quanto gli uomini di marketing, impegnati a colpire il consumatore con procedimenti che rispecchiano la finezza e la determinazione dei grandi condottieri d'un tempo.

Il problema è che, come segnala Remo Bassetti nel suo argomentato pamphlet Contro il target (Bollati Boringhieri, pp. 125, € 12,00), il marketing non sta più soltanto nel mercato, non riguarda unicamente il commercio ma ogni aspetto e momento dell'esperienza umana e sociale: dal giornalismo alla politica, dalla cultura allo spettacolo allo sport. Viviamo in una società targettizzata. La collettività viene divisa in categorie non tanto sulla base delle esigenze, dei desideri e della progettualità degli individui, quanto a seconda dell'appartenenza a questo o a quel campione di persone, finalizzato alla vendita o alla pubblicizzazione di una qualche merce. Accade che l'attività politica finisca non più per orientare la comprensione della gente ma per comprenderne l'orientamento e agire di conseguenza. E nel mondo dell'editoria i giornali sono progettati su misura sui propri lettori, in modo da dir loro quel che vogliono sentirsi dire, senza alcuna dialettica. Non a caso, non spostano manco un voto. Insomma, la targettizzazione produce stasi, blocco dell'azione e del pensiero. Divisa in classi preconfezionate, la gente resta sempre com'è. E dato che le si propongono messaggi e prodotti che rispondono alle sue esigenze di sempre, essa non può che esserne contenta.

Detargettizzare la società è, per Bassetti, un compito civile di una certa urgenza. E per farlo occorre mettere in contatto mondi autonomi ed eterodiretti, lanciare collegamenti, proporre relazioni inattese, costringere a far propria la parola dell'altro. Due possibili vie di fuga contro il target sono, per l'autore, il link (che in Internet mette in collegamento un sito a un altro) e la metropolitana (mezzo di trasporto interclassista che raggiunge zone della città altrimenti senza alcun contatto fra loro).

Un'analisi serrata e appassionata. Una proposta concreta e interessante. Sullo sfondo di un amaro pessimismo che, per certi versi, potrebbe essere inasprito ma, per altri, fortemente alleggerito. Il target, a ben pensarci, non è un oggetto empirico ma un modello astratto. Cosa che ne accentua la forza ma gli fornisce alcuni limiti operativi. Un target non è un gruppo sociale reale ma una categoria ideale di persone costruita sulla base di un'immagine della società che non è detto esista realmente, ma che, una volta spacciata per reale, finisce per esistere. A forza di sentirmi dire (dai giornali, dalla pubblicità, dal cinema etc.) che sono, poniamo, un edonista con la sindrome da Peter Pan, un maschio preculturale, un lavoratore d'assalto, una casalinga moderata o cose così, finirò per esserlo veramente. Finirò per crederlo e per comportarmi di conseguenza. Le cose, quindi, sono messe anche peggio di come crede Bassetti: i comportamenti di consumo non rispondono alla cristallizzazione di ciò che è, ma vengono prodotti ad hoc.

Fortunatamente però il target, essendo un modello, può essere più o meno accettato dai consumatori, più o meno assunto, più o meno rifiutato. Oggi, posso oggi essere un po' edonista, domani un po' casalingo; con certe persone sarò un bamboccione, con altre un lavoratore indefesso. Siamo sempre, inevitabilmente, un po' patchwork, ci costruiamo un'identità di attori sociali con i materiali di risulta che abbiamo a disposizione, ivi comprese le proposte di targettizzazione che ci vengono lanciate contro. I link sono in noi verso altri, e viceversa. Viaggiamo in metro, ma pensando alla bici o all'auto o alla moto, riconnettendoci di continuo al mondo ma staccando la spina appena ne abbiamo voglia. Spesso, il target si detargettizza da solo.

Autore: Remo Bassetti
Titolo: Contro il target
Edizioni: Bollati Boringhieri
Pagine: 125
Prezzo: 12 euro

lunedì 7 aprile 2008

Voi siete già arrivati

Gentaglia. Sindaco di Parigi, presidente Sarkozy. Hilary Clinton.
Gentaglia. Non sanno neppure cos'è il Tibet e lo utilizzano per meri scopi commerciali.
Deve fare le voce grossa. Per imporsi al governo di Pechino.Perchè saranno i cinesi a controllare il doping alle Olimpiadi. E molte nazioni sanno di perderle.
Quando sai di perdere non vai.
Noi italiani non siamo così.
Andiamo e ce la giochiamo.

State dando scandalo ai bambini. State offendendo i Giochi.
State offendendo gli sforzi di migliaia di atleti. Ci state sputando sopra.
Ma la fiaccola può spegnersi a Parigi, come le Luci a San Siro.
Ma arriva. Col suo tedoforo arriva.

A proposito di San Francisco. Il più grande teologo americano.
Alan W. Watts. Conferenza sullo zen.
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Una conferenza sullo Zen (Alan Watts)

Una volta uno studente di zen recitò al maestro un'antica poesia buddista: «Il vociare dei torrenti è articolato da un'unica grande lingua, i leoni delle montagne sono il puro corpo del Buddha». «È giusto vero?» aggiunse. Il maestro rispose: «Sí, lo è, ma è un vero peccato dirlo!».

Sarebbe, perciò, molto meglio se celebrassimo quest'occasione senza alcun discorso e io mi rivolgessi a voi alla maniera degli antichi maestri zen, battendo sul microfono col ventaglio e poi andandomene via. Ma ho la sensazione che, avendo voi contribuito al mantenimento del Centro Zen aspettandovi d'imparare qualcosa, qualche parola vada comunque detta, sia pure avvertendovi che facendovi dare spiegazioni correrete il rischio di farvi ammannire una grossa bufala. Perché, se questa sera vi permettessi d'andarvene via con l'impressione d'aver capito qualcosa dello Zen, allora non avrete capito niente del tutto. Perché lo Zen è un modo di vivere, un modo d'essere, che non è possibile ridurre a un qualsivoglia concetto e perciò qualunque concetto, idea e parola che vi rivolgerò sarà finalizzato a mostrare, piuttosto, i limiti delle parole e del pensiero.
Lo zen non è una dottrina né una filosofia
E allora, se qualcuno volesse dire qualcosa a proposito di ciò che è lo Zen — e ve lo dico a mo' d'introduzione — devo sottolineare che lo Zen, nella sua essenza, non è una dottrina. Non c'è nulla nello Zen da credere. Non è nemmeno una filosofia nel senso in cui intendiamo comunemente questa parola, ovvero un sistema di idee, una rete intellettuale con la quale catturare il pesce che è la realtà. In effetti, il pesce-realtà è più simile all'acqua, e sfugge sempre alla presa della rete. Voi sapete bene che, quando vi calate in acqua, non c'é nulla cui aggrapparsi. Bene, tutto quest'universo è come acqua: fluido, transeunte, mutevole. Che succede se all'improvviso vi trovate in acqua dopo esservi abituati a vivere sulla terraferma e non siete avvezzi all'idea di dover nuotare? Cercate di star in piedi, d'aggrapparvi all'acqua e quel che succede se agite in questo modo è che annegate.
L'unico modo per sopravvivere in acqua — e questo si riferisce in particolar modo alle acque della moderna confusione filosofica in cui Dio è morto, le proposizioni metafisiche sono divenute senza significato e non c'é veramente nulla cui aggrapparsi, perché tutti andiamo letteralmente a pezzi — dunque l'unico modo di sopravvivere in queste circostanze è di imparare a nuotare. E per nuotare avete bisogno di rilassarvi, di lasciarvi andare, di abbandonarvi con fiducia all'acqua respirando nel modo giusto. E allora scoprite che l'acqua vi sostiene. A dir il vero, in un certo qual modo, dovete diventare acqua voi stessi.
Se si volesse riassumere che cos'è lo Zen in una sorta di concetto — e ciò, lo ripeto, sarebbe fuorviante -- si potrebbe arrivare a una cosa tipo: «Nell'universo c'è una sola grande energia, per la quale, in verità, non c'è un nome, ma che tuttavia è stata definita con molti nomi, come Dio, Brahman, Tao...». In Occidente, però, la parola «Dio» è abusata, usurata, tarlata, e la maggior parte di noi non ne può più di sentirla. Quando sentiamo dire: «Dio Padre Onnipotente...» una sorta di sbadiglio sale inarrestabile dall'intimo. Perciò preferiamo ascoltare parole nuove; siamo curiosi del Tao, del Brahman, dello Shinto, dello Zen e di tutti gli altri concetti esotici che arrivano dall'Oriente perché non ci appaiono gravidi di tutta la melensa santimonia e dei muffiti significati del nostro polveroso passato.
Effettivamente, alcune delle parole che i buddisti adoprano per designare la fondamentale energia dell'universo non significano proprio nulla. Per esempio, la parola sanscrita Tathata, che viene generalmente tradotta con quiddità o qualcosa del genere, deriva dalla parola tat che in sanscrito significa «quello», ragion per cui in sanscrito si dice tat tvam asi, ovvero «tu sei quello». Ma il suo vero significato è, in effetti, più simile a «da-da-da» che ad altro. «Da-da» è tra i primi suoni articolati da un bebè che, venuto al mondo si guarda intorno e dice «da, da, da» — e i padri anglosassoni si commuovono pensando che sia un goffo tentativo di dire "Daddy". Beh, quel «da-da-da» significa, in realtà, «diecimila funzioni, diecimila cose e una quiddità» e noi tutti siamo quella quiddità.
Ciò vuol dire che la quiddità va e viene come qualunque altra cosa, perché l'intero universo non è che un sistema acceso-spento. Come dicono i cinesi, yang e yin e perciò consiste in un «adesso lo vedi, adesso non lo vedi, adesso ci sei, adesso non ci sei, adesso ci sei di nuovo» perché la natura dell'energia è d'essere come un'onda e le onde hanno creste e sacche, ma noi, che viviamo in una specie di sonno o d'illusione, immaginiamo che la sacca sopravanzerà la cresta, che lo yin, il lato oscuro, sopraffarà il lato chiaro yang, che lo spento finirà per trionfare sull'acceso. Così ci inganniamo da soli, indulgendo in quest'illusione: «Ehi, ma se l'oscurità dovesse vincere, sarebbe terribile!». Di conseguenza continuiamo a temere e a tremare perché potrebbe anche essere davvero cosí perché, dopo tutto, non è un'anomalia che le cose esistano? È molto strano: richiede sforzo, energia e sarebbe tutto molto più semplice se non esistesse nulla del tutto. Dato che l'essere, il lato positivo delle cose richiede cosí tanto sforzo, dopo un po' rinunciamo e affondiamo nella morte. Ma la morte altro non è che l'altra faccia dell'energia, è il riposo, il non esserci nulla attorno che produce l'esserci qualcosa intorno, proprio come non può esserci solidità senza lo spazio o lo spazio senza solidità.
Quando ti accorgi di ciò e ti rendi conto che «plus ça change plus c'est la même chose», come dicono i francesi, che sei davvero un aggregato di quest'unica energia e che non c'è nient'altro, ma che tu sei quello, e che per te continuare ad essere te stesso sarebbe una noia mortale, perciò le cose sono predisposte in modo che, dopo un po', tu smetta di essere te per ritornare come un altro del tutto diverso... Quando lo scoprirai, sarai ricolmo d'energia e di beatitudine. Come dice Blake: «L'energia è un'eterna beatitudine».

All'improvviso ti rendi conto di tutta questa commedia. Comprendi di esser Quello — non gli daremo un nome —, sei Quello e non potresti essere nient'altro. Cosí ti liberi della tua atavica paura. Ciò non significa che sarai sempre un grande eroe, che non sobbalzerai udendo uno scoppio, che non ti preoccuperai più o che non perderai più le staffe. Significa tuttavia che giù, nel più profondo del profondo di te stesso, sarai capace di essere umano, non un Buddha di pietra.

Il Buddha vivente e il Buddha di pietra
Nello Zen c'è una distinzione di base tra un Buddha vivente e un Buddha di pietra. Se sali fino a un Buddha di pietra e lo percuoti forte sul capo non succede nulla. Ti fai male alla mano oppure spezzi il bastone. Ma se percuoti un Buddha vivente, potrà anche dire «Ahi!» e potrà sentire dolore, perché se non sentisse nulla non sarebbe umano. I Buddha sono uomini, non deva, non sono dei. Sono uomini e donne risvegliati. Ma il punto è che non hanno paura d'essere umani, non si tirano indietro di fronte ai dolori e alle difficoltà che sono parte dell'esistenza umana. L'unica differenza è — ed è una differenza difficilmente ravvisabile — che ce ne vuole uno per riconoscerne un altro. Come dice una poesia Zen, «Quando due maestri Zen si incontrano per la via, non hanno bisogno di presentazioni. Quando gli amici s'incontrano, si riconoscono l'un l'altro all'istante». Perciò una persona che ha un'eccellente comprensione dello Zen non va in giro a dire: «Ehi, io capisco lo Zen, ho ottenuto questo conseguimento» perché, se lo dicesse sarebbe un segno sicuro che, invece, non ha capito proprio niente.
L'uomo perfetto usa la propria mente come uno specchio. Non afferra nulla, non rifiuta nulla.

Una poesia dello Zenrin esprime il medesimo concetto con la metafora delle oche selvatiche in volo sopra un lago:
Le oche selvatiche non intendono proiettare il loro riflesso; l'acqua non ha intenzione di ricevere la loro immagine.
In altre parole ciò equivale, per dirlo in lingua corrente, a vivere senza appigli.
La parola «appigli» sta qui in luogo del giapponese bonnô o del sanscrito klesa, parole che di solito vengono tradotte con «attaccamenti» o «contaminazioni».
Ma questi concetti suonano un po' religiosi, sapete quel che voglio dire... Nello Zen si dice che puzzano. Perciò diciamo che bisogna non avere più appigli, ossia esser capaci di procedere come una nuvola e di fluire come l'acqua, vedendo che la vita intera è una magnifica illusione, un livello energetico e che non c'è assolutamente nulla da temere.
Il vuoto è la cosa più «reale» che esista
In realtà in superficie avrete ancora paura. Paura di mettere la mano sul fuoco, di ammalarvi ecc. Ma non avrete più paura della paura. La paura vi attraverserà la mente come una nuvola nera viene riflessa da uno specchio. Ma lo specchio non è una similitudine calzante, il cielo è migliore: come una nuvola nera attraversa il cielo senza lasciar tracce. Proprio come le stelle non lasciano alcuna scia. Questo è quel che nel buddismo vien chiamato «vuoto». Non vuol dire vuoto nel senso di nulla. Vuol dire vuoto nel senso che è la cosa più «reale» che esista, ma che nessuno può concepirla.
È pressoché lo stesso rapporto che c'è tra un altoparlante della radio e la varietà di suoni che esso produce. Dall'altoparlante si possono udire voci umane, ogni tipo di strumento musicale, clacson, rumori del traffico, spari ecc. eppure tutta quest'immensa gamma di suoni non deriva che dalle vibrazioni d'un unico diaframma. Ma è una cosa sottintesa, che non vien mai detta. L'annunciatore, all'inizio delle trasmissioni, non dice: «Signore e signori, tutti i suoni che udrete nel corso della giornata sono soltanto vibrazioni del diaframma dell'altoparlante, non prendeteli per reali». La radio non svela il modo in cui funziona, mi capite? Nello stesso modo voi non sarete mai in grado di far della vostra mente un oggetto, di esaminarla, proprio come non potete guardarvi dritto negli occhi senza uno specchio, oppure mordervi un dente; perché voi siete ciò, e non potete trovarlo se lo cercate, o farne qualcosa da possedere. Questa è, a ben vedere, mancanza di fiducia e dimostra che, in verità, voi non lo conoscete. Perché se voi lo foste non avreste alcun bisogno di farne nulla. Non ci sarebbe nulla da cercare.
Fate la prova: state ancora cercando? Intendo dire, non come una cosa da possedere, non come una nozione imparata a scuola, non come una laurea, come «ho imparato il contenuto di questi libri e lo ricordo». Nella conoscenza dello Zen non c'è nulla da ricordare, nulla da formulare. E il momento in cui lo conoscete meglio è quello in cui dite: «Non lo so». Perché ciò significa: «Non sto cercando un appiglio, non mi sto afferrando ad alcun concetto», perché non c'è necessità alcuna di farlo. Ciò, infatti, sarebbe, nel linguaggio dello Zen, mettere le zampe a un serpente o la barba a un eunuco. Insomma, sciupare la perfezione con inutili ornamenti come farebbe chi volesse indorare un giglio.
Ora direte: «Beh, tutto ciò sembra molto facile. Vuoi dire che non dobbiamo far altro che rilassarci? Che non dobbiamo più andare in giro in cerca di niente? Che abbandoniamo la religione, abbandoniamo la meditazione, abbandoniamo questo e quello e poi viviamo tirando avanti alla giornata?». Come un bambinetto che continua a chiedere «Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché Dio creò l'universo? Chi ha creato Dio? Perché gli alberi sono verdi?» e via dicendo, finché il padre non gli dice: «Uffa! Zitto e mosca!»?
Beh, non è proprio cosí, perché quelli che cercano di realizzare lo Zen senza far niente, stanno ancora disperatamente cercando di trovarlo, perciò sono sulla strada sbagliata.
C'è un'altra poesia zen che dice:
Non puoi ottenerlo pensandoci,non puoi afferrarlo senza pensarci.
O, potremmo anche dire, non si può afferrare il significato dello Zen dandosi da fare, ma non si può comprenderlo nemmeno senza far niente, perché entrambi sono, in modi diversi, tentativi di fuggire da qui, dal posto in cui siete, per andare da un'altra parte. Il punto è che giungiamo a una comprensione della «quiddità» solo rimanendo incondizionatamente qui. Né l'attività da un lato, né la passività dall'altro, hanno alcun significato, perché in tutt'e due i modi state cercando di sfuggire al presente immediato.

Smettere di pensare

Ma, come vedete, è difficile comprendere un linguaggio cosí. Per capire a che cosa si riferisca tutto ciò c'è, in verità, un solo prerequisito, assolutamente necessario, ossia smettere di pensare. Ora non dico questo con spirito antintellettuale, perché io stesso penso molto, parlo molto, e sono una specie di mezzo erudito. Ma proprio come parlando sempre non udrete mai ciò che gli altri hanno da dirvi e perciò finirete per parlare solo del vostro argomento, lo stesso vale per quelli che pensano per tutto il tempo. Quando adopero la parola «pensare», intendo il dialogo interno, il chiacchiericcio mentale, la continua rincorsa d'immagini, simboli, discorsi e parole dentro il cranio. Ora, se ciò va avanti in continuazione, capite anche voi che non si può pensare ad altro che a questi pensieri.
Perciò, come dovete smettere di parlare per ascoltare quel che ho da dirvi, cosí dovrete smettere di pensare per scoprire che cos'è tutta questa faccenda della vita. E, nel momento in cui smetterete di pensare, entrerete in immediato contatto con ciò che Korzybski chiamò, in modo suggestivo, «il mondo impronunciabile», ossia il mondo non-verbale (qui c'è un gioco di parole tra word, parola e world, mondo, ndt). Alcuni lo chiameranno mondo fisico, ma tutte queste parole, «fisico», «non-verbale» ecc. sono tutte concettuali e «ciò» non è un concetto, è (batte col bastone). Perciò, quando vi risveglierete a quel mondo, vi renderete improvvisamente conto che tutte le cosiddette differenze fra io e l'altro, la vita e la morte, il piacere e il dolore, sono tutte concettuali, e non esistono affatto. Non esistono in quel mondo che è (batte ancora il bastone). In altre parole, anche se colpiti abbastanza forte, la botta non farà male, se sarete in uno stato di non-pensiero. Ci sarà una certa esperienza, mi capite?, ma non la chiamerete «male».

Quand'eravate piccoli e venivate picchiati e piangevate, i grandi vi dicevano «non piangere» perché non volevano farvi male e farvi piangere nello stesso tempo. In certi casi la gente si comporta in modo davvero strano. Ma, voi lo sapete bene, in realtà volevano farvi davvero piangere. Lo stesso quando vi capitava di vomitare. Vomitare va bene se avete mangiato qualche schifezza, ma vostra madre diceva «Gesummaria!» e cosí voi vi reprimevate, imparando che vomitare non è una bella cosa. E, ancora, quando avete visto morire qualcuno e tutti intorno a voi hanno cominciato a piangere e a lamentarsi, voi avete imparato che morire è una cosa tremenda. E quando qualcuno s'ammalava, tutti diventavano ansiosi, cosí voi avete imparato che ammalarsi è una cosa terribile. L'avete imparato da un concetto.
Prima dell'inizio di questa conferenza, abbiamo praticato lo Za-zen, lo Zen seduto. Incidentalmente, vi dirò che ci sono altre tre specie di Zen, oltre lo Za-zen: lo Zen in piedi, lo Zen camminato e lo Zen sdraiato. Nel buddismo si parla di quattro dignità dell'uomo: in cammino, in piedi, seduto e sdraiato. E si dice: «Quando siedi, siedi; e basta. Quando cammini, cammina; e basta. Ma, qualunque cosa tu faccia, non tentennare». In effetti, però, potete tentennare, se sapete tentennare bene...
Quando chiesero al vecchio maestro Hiakajo che cosa fosse lo Zen rispose: «Quando ho fame mangio, quando sono stanco dormo». Obiettarono: «Ma non è questo quel che fan tutti?». «Oh, no!» rispose «Niente affatto. Quando hanno fame non mangiano e basta, bensí pensano a un mucchio di cose. Quando sono stanchi non dormono e basta, ma sognano un mucchio di cose».

Voi siete già arrivati

So che agli junghiani questo non piacerà, ma viene un tempo in cui si smette di sognare e non si sogna più del tutto. Si dorme profondamente respirando sonoramente. Per questo lo Za-zen, ossia lo Zen seduto, è una gran bella cosa per il mondo occidentale. Siamo andati troppo in giro. Non c'è niente di male: siamo stati attivi e con la nostra attività abbiamo fatto un sacco di cose buone. Ma, come disse Aristotele molto tempo fa -- e questa è una delle cose belle dette da Aristotele —: «L'obiettivo dell'azione è la contemplazione». In altre parole: fare, fare, fare, fare, fare, ma a che scopo? Specialmente quando si è indaffarati perché si pensa di arrivare in qualche posto, di prendere qualcosa, di ottenere qualcosa. È un bel salto di qualità nell'azione sapere che non si sta andando da nessuna parte. Se agirete cosí come danzate, o come cantate o come suonate, allora non andrete davvero da nessuna parte, e il vostro agire sarà puro. Ma se agirete col pensiero che, come risultato dell'azione arriverete infine in quel tal posto dove tutto va bene, allora siete chiusi in una gabbietta per criceti, condannati senza speranza a quel che i buddisti chiamano samsara, la ruota, la rincorsa di topi che sono nascita e morte, perché crederete di arrivare da qualche parte.
Voi siete già arrivati. Solo una persona che abbia scoperto d'esser già arrivato è in grado d'agire, perché non agisce freneticamente pensando di dover arrivare in qualche posto. Agirà come se facesse una meditazione camminata, nella quale, sapete, non si cammina perché si ha una gran fretta di arrivare in qualche posto, ma perché camminare è in sé una cosa meravigliosa. La meditazione è il cammino stesso. Quando osservate i monaci zen camminare, è una cosa affascinante. Camminano in modo diverso da chiunque altro in Giappone. La maggior parte dei giapponesi ha un'andatura strascicata, oppure, se indossano abiti occidentali, vanno in fretta e furia come facciamo noi. I monaci zen, invece, hanno una peculiare andatura e trasmettono la sensazione di camminare come i gatti. C'è qualcosa di particolare, che non è esitazione: procedono determinati, senza vagare, ma camminano solo per camminare. E questa è la meditazione camminata.
Il punto è che si può agire creativamente solo sulla base della stasi, avendo una mente capace di tanto in tanto di smettere di pensare. Questa pratica dello star seduti può sembrare all'inizio molto difficile perché, sedendosi alla maniera buddista, le gambe fanno male. La maggior parte degli occidentali sperimenta irrequietezza e trova assai noioso star seduta a lungo, ma la ragione per cui lo si trova noioso è che si continua a pensare. Se non si pensasse non si noterebbe il passare del tempo ed è un dato di fatto che il mondo, se osservato in assenza di chiacchiericcio mentale, diviene incredibilmente interessante, anche gli oggetti e i suoni più ordinari e quotidiani, anche il gioco delle ombre sul pavimento davanti a voi... Tutte queste cose, se non vengono più etichettate dal pensiero che dice: «Questa è un'ombra, questo è rosso, questo è marrone, questo è il piede di qualcuno...», quando non si dà più ad esse alcun nome, allora s'incomincia a «vederle». Perché, quando una persona dice: «Vedo una foglia», immediatamente pensa a una forma lanceolata dal contorno nero e riempita di un verde uniforme. Beh, nessuna foglia ha un aspetto del genere. Nessuna foglia. Le foglie non sono verdi. Questa è la ragione per cui Lao-zi disse:
I cinque colori acciecano l'occhio,i cinque toni assordano l'orecchio,i cinque sapori ottundono il palato.
Perché, se riuscite a vedere solo cinque colori siete ciechi, se riuscite ad ascoltare solo cinque note siete sordi. Se costringete il suono in un modello pentatonale, o un colore in un modello pentacromatico, allora siete sordi e ciechi. Il mondo del colore è infinito, come il mondo del suono. Solo smettendo di appuntare concetti al mondo del colore e al mondo del suono comincerete davvero a «sentire» e a «vedere».

Magia della vita quotidiana

Se avessi il coraggio di usare la parola «disciplina», potrei dire che la disciplina meditativa, lo Za-zen, è quel che sta dietro la straordinaria capacità dei giapponesi di sviluppare arti come il giardinaggio, la composizione floreale, la cerimonia del tè, la calligrafia, la grande pittura della dinastia Sum e della tradizione Sumi ecc.. Perché essi scoprirono la magia nelle più semplici e ordinarie cose della vita quotidiana. Ciò è evidente soprattutto nella cerimonia del tè, in giapponese cha-no-yu che significa, alla lettera «acqua calda di tè». Scrive il poeta Hokoji:
Meraviglioso potere e attività soprannaturale:attinger l'acqua, portar la legna
Sapete che se si ripete in continuazione una parola, questa diviene insignificante? Prendiamo, per esempio, la parola «sí»: provate a ripetere sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí, sí per qualche minuto e constaterete che la parola perderà alla vostra mente ogni significato. Per questa ragione nell'addestramento zen si usa la parola Mu, che significa «no». Ciò va avanti a lungo, finché la parola cessa di avere un significato qualunque e diventa magica. In ogni caso, il modo più facile per smettere di pensare è, innanzitutto, pensare a qualcosa che non abbia alcun significato, come mu. Un altro metodo è di contare i respiri, o di ascoltare un suono che non abbia significato, perché si smette di pensare e si resta affascinati dal suono. Continuando ad ascoltare si arriva al punto in cui il suono svanisce e ci si apre completamente. A questo punto avviene una sorta di cosiddetto satori preliminare, talché potreste pensare Uao, Eccolo! È una condizione di felicità, come se si camminasse per l'aria.
Quando chiesero a T.D.Suzuki come fosse l'esperienza del satori , rispose: «Beh, è come l'ordinaria esperienza quotidiana, tranne che si sta cinque centimetri sollevati da terra». Ma c'è un altro detto, secondo cui lo studente che «consegue» il satori va all'inferno come un razzo. Non ci sono satori in giro, perché chiunque «abbia» un'esperienza spirituale, con lo Za-zen o con qualunque altro metodo, se si aggrappa ad essa, pensando Adesso l'ho presa!, in quello stesso istante l'esperienza se ne va via dalla finestra, perché cercare di afferrare una cosa viva è come cercare di prendere una manciata d'acqua: più si stringe la presa, più presto sfugge via tra le dita. Non c'è nulla cui aggrapparsi, perché non c'è nessun bisogno di aggrapparsi a niente. Ciò che cerchi è sempre stato lì, fin dall'inizio. Si può verificarlo con svariati metodi di meditazione, ma il problema è che c'è sempre qualcuno che salta fuori a vantarsi: «Io l'ho visto!». Ugualmente intollerabili sono gli studenti di Zen che si vantano con gli amici di quanto facciano male le gambe, di quanto a lungo siano stati seduti e che cosa tremenda sia stata quell'esperienza ecc. Sono insopportabili. Perché l'aspetto disciplinare dello Zen non s'ispira alla credenza sadomasochista secondo la quale la sofferenza fa bene perché forma il carattere.
Quando andavo al college in Inghilterra la premessa fondamentale dell'educazione era che la sofferenza serviva alla formazione del carattere; perciò era tollerato, fra l'altro, anche il «nonnismo» che le «matricole» subivano dai ragazzi «anziani». Questi, dal canto loro, erano convinti di agire per il «bene» dei più giovani e di far loro un favore, perché in tal modo li aiutavano a costruirsi un carattere. Come risultato di quest'impostazione, la parola «disciplina» ha incominciato a puzzare e puzza tutt'ora. Perciò noi oggi abbiamo bisogno di un atteggiamento completamente nuovo verso la disciplina, perché senza questa quiete, senza questo sforzo-senza-sforzo, le nostre vite s'incasinano sempre di più.
Quando, infine, si molla, perché non c'è nulla cui appigliarsi, bisogna stare tremendamente attenti a non sbracare del tutto. Consentitemi di farvi due esempi opposti. Quando si chiede a qualcuno di sdraiarsi sul pavimento e di rilassarsi, si nota, nella maggioranza dei casi, che le persone stanno attentissime perché non si fidano; rimangono così tese, in guardia, come se temessero che il pavimento non regga, o paventassero di trasformarsi all'improvviso in una massa gelatinosa che si spande in ogni direzione. E poi ci sono altre persone che, al contrario, quando chiedete loro di rilassarsi, s'afflosciano come una pelle di fico.

Carne zen, ossa zen

L'organismo umano, sapete, è una sottile combinazione di morbidezza e durezza, di carne e di ossa. Così, il lato dello Zen che non ha a che fare col fare né col non fare, bensì col sapere che in ogni modo si è Quello e che non c'è alcun bisogno di cercarlo, è la «carne» zen. Ma per l'altro lato, per cui si può ritornare nel mondo senza cercar più nulla, sapendo di esser Quello senza andare allo sfascio, occorrono ossa. Qualche tempo fa, quando ci fu la moda dello Zen, si cominciò a fare una pittura tutto-fa-brodo, o una scultura tutto-fa-brodo, fino a imporre a un'intera generazione uno stile di vita tutto-fa-brodo. Adesso, io credo, ci stiamo riprendendo da questa sbornia. I nostri pittori stanno ricominciando a dipingere e stanno ritornando alla meraviglia della forma e del colore. Non si vedeva più nulla del genere dalle vetrate della cattedrale di Chartres! E' un buon segno. Ma ciò richiede presenza mentale nel nostro uso quotidiano della libertà, e non parlo semplicemente della libertà politica, bensì della libertà conseguente dalla conoscenza che si è Quello per sempre, nei secoli dei secoli. Allora sarà dolce morire perché,sì, ci sarà un cambiamento, ma anche un ritorno in qualche altro modo. Quando saprete questo, quando avrete visto attraverso l'intero miraggio, allora dovrete stare più in guardia, perché potranno esservi ancora, in voi, alcuni semi di ostilità, alcuni semi di superbia, alcuni semi di desiderio di prevaricare gli altri o semplicemente di sfidare la società.
Questo è il motivo per cui nei monasteri zen vengono assegnati vari compiti: ai novizi toccano compiti leggeri e, man mano che diventano anziani, compiti sempre più pesanti. Per esempio l'abate (roshi) è spesso quello che pulisce i gabinetti (benjo). Ogni cosa viene tenuta a posto. C'è una sorta di bellezza, un principesco estetismo, perché in virtù della conservazione continua dell'ordine, la grande energia libera contenuta nel sistema non va sprecata.
La comprensione dello Zen, la comprensione del risveglio, la comprensione della... chiamiamola esperienza mistica, è una delle cose più pericolose del mondo. Per chi non può reggerla è come fargli passare 1.000.000 di volt attraverso il rasoio elettrico. La mente va in corto circuito e rimane fulminata. Questo è quel che il buddismo chiama un pratieka-buddha, un Buddha privato. E' una persona che se ne va nel mondo trascendente e non lo si vede più. Il bodhisattva, invece, che non va nel nirvana, ma rimane tra noi nei secoli dei secoli, vivendo una vita ordinaria per aiutare gli altri esseri a pervenire al risveglio, non lo fa per obbedire a qualche voto solenne di aiutare l'umanità o per qualche altro pio scopo. Il bodhisattva ritorna perché comprende che i due mondi sono la stessa cosa, perché vede tutti gli altri esseri come altrettanti Buddha.
Per usare una frase di G. K. Chesterton «Ogni volto umano nella via dove, in strane democrazie, si muovono i milioni di maschere di Dio, è in sé una cosa straordinaria».
Infatti è fantastico guardare la gente e «vedere» che, in realtà, in profondità, essi sono tutti illuminati. Che essi sono Quello. Che sono i volti del divino. Essi vi guardano e dicono: «Oh, no, ma io non sono divino. Sono semplicemente il piccolo ordinario me stesso». Voi li guardate in modo strano e allora vi accorgete che è la stessa natura di Buddha che vi guarda a negare di esser tale, e con indubbia sincerità. Questo è il motivo per cui, quando vi trovate di fronte un grande guru, un maestro di Zen o a qualcun altro di simile, lui ha una certa aria divertita nello sguardo. Se gli dite: «Guru, ho un problema. Sono davvero confuso. Non capisco», lui vi guarda in questo strano modo e voi pensate: Oh, povero me! Mi legge i pensieri più segreti! Vede tutta la mia vigliaccheria e tutte le mie mancanze. In realtà non sta facendo nulla del genere, perché queste cose non gli interessano nemmeno. Se mi consentiste di usare una terminologia indù, direi che guarda Shiva che è in voi e gli dice: «Shiva, mio signore, perché non vieni fuori?».

E così il bodhisattva — perdonatemi se do per scontata una certa conoscenza della terminologia buddista — si distingue dal pratiekabuddha perché non se ne va via nel nirvana, non entra in una sorta di ritiro sensoriale estatico, non piomba in una specie di samadhi catatonico. Ovviamente, ci sono persone che possono far ciò, perché questa è la loro aspirazione, potremmo dire la loro specialità, come una cosa lunga è un lungo corpo di Buddha e una cosa corta è un corto corpo di Buddha. Ma se comprenderete davvero lo Zen, vi renderete conto che l'idea buddista di risveglio non è compresa nel trascendente o nell'immanente, né nell'infinito o nel finito, né nel temporale o nell'eterno, perché questi non sono altro che concetti.

Ora, però lasciate che mi spieghi: non sto ammonendovi a mettere ordine nella comune vita di tutti i giorni al modo metodico e razionale tipico delle maestrine di scuola, aggiungendo che se foste bravi fareste come vi dico. Per l'amor del cielo, non fate i bravi! Ma finché non avrete creato la cornice d'un certo tipo di ordine e d'un certo tipo di disciplina, la forza della liberazione farà esplodere il mondo in pezzi, come una corrente troppo forte per il cavo che attraversa.

Perciò è molto importante vedere oltre l'estasi. Qui l'estasi è la morbida, amabile, abbracciabile e baciabile carne, e va benissimo. Ma oltre l'estasi ci sono le ossa, quel che chiamiamo «dura realtà». La dura realtà della vita quotidiana. Incidentalmente, non devo dimenticare di menzionare la morbida realtà, perché c'è anche quella. Per dura realtà s'intende il mondo così come viene visto nello stato ordinario e quotidiano di coscienza. Per comprendere che esso non è, in realtà, differente dal mondo dell'estasi suprema potremmo fare anche così: supponiamo che, come spesso accade, voi pensiate all'estasi come a un'illuminazione, una visione di luce. C'è una poesia zen (haiku) che dice:
Un tuono improvviso.Si spalancano le porte della mentee là siede il vecchio uomo di sempre.

Capite? C'è una visione improvvisa. Satori! Illuminazione! Alé-ho-hoo! Le porte della mente si scardinano e lì siede lo stesso uomo comune di prima. Siete sempre gli stessi. Tuoni e fulmini e poi, in un batter di ciglia, la visione svanisce. Perché? Perché qui c'è la luce. Luce, luce, luce, tutti i mistici del mondo hanno visto la luce! Quella brillante, abbagliante energia più luminosa di mille soli, che è racchiusa in ogni cosa.

Conclusione

Provate ora a immaginare di vederla, proprio come vedete le aureole attorno ai Buddha, come se foste immersi in una visione beatifica alla fine del paradiso di Dante. Luce, vivida luce, tanto brillante da apparire come la chiara luce del vuoto nel Libro Tibetano dei Morti. Luce oltre la luce, chiarissima, brillantissima. La vedete allontanarsi mentre sui bordi, come una grande stella, appare un contorno rossastro e poi un altro arancione, giallo, verde, blu, indaco, violetto. Vedete apparire questo grande mandala e oltre il violetto c'è il nero, un nero come ossidiana, non un nero piatto, ma trasparente, nero come la lacca. E, nel bel mezzo del nero, come lo yang che balza fuori dallo yin, ancora luce. Andate avanti ancora e insieme a questa luce viene il suono. Insieme con la luce chiara si manifesta un suono tanto tremendo che pare debba distruggervi le orecchie. Ma poi, man mano che cambiano i colori, il suono decresce a intervalli armonici, giù, giù, finché non diviene una specie di sottofondo tonante e vibrante al punto di trasformarsi in un solido. Allora cominciate a percepire la trama di cui è intessuto. Per tutto questo tempo siete rimastiincantati ad osservare una cosa irradiante. «Ma — essa vi dice — sai che posso fare ben altro». Così i raggi cominciano a danzare, i suoni a ondeggiare e le trame a variare e... beh, ora che avete immaginato tutto questo come un'immagine piatta, bidimensionale, aggiungete una terza dimensione. Attenti! Adesso sta venendovi addosso! E, nel contempo, vi dice che non andrà sempre avanti così, che farà riccioli e decorazioni. E dice, «Beh, questo è solo l'inizio». E, così, mentre crea altri angoli e curve, improvvisamente vedete fin nei più piccoli particolari che tutto si fa più intenso, che tutte le figure minori e derivate sono contenute in quelle che voi pensavate fossero le figure originarie e primarie, mentre il suono comincia a variare a seconda dei luoghi, assumendo una complessità sorprendente e il tutto continua ad andare e ad andare e ad andare, inducendovi a pensare che siete voi ad andare completamente fuori di testa, quando il tutto, all'improvviso si trasforma in... beh... noi che siamo seduti qui.
Grazie molte.

Spengono le luci, tacciono le voci e nel buio senti sussurar...

George, vuoi ballare con me?
Sarà Carlà a pronunciarlo ?
Ehmm, s'è spenta a Parigi la fiamma olimpica.
Un segno funesto ?
Chi lo sà ?

da Corriere.it

A Parigi fiamma olimpica «stop and go» tra bus e tedofori in mezzo alle proteste

Le autorità hanno deciso di caricarla su un pullman per oltrepassare i gruppi di protesta

PARIGI - La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata per alcune centinaia di metri su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sul lato nord. La decisione di spegnere la fiamma è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese, che avevano predisposto il percorso dei tedofori. C'erano timori consistenti di ritrovarsi con incidenti simili a quelli accaduti a Londra, visto che una grande folla con bandiere tibetane e cartelli pro Tibet si era radunata sul percorso, in particolare vicino alla partenza del primo tedoforo, l'ex campione del mondo dei 400 ostacoli Stephane Diagana. Come previsto la fiaccola olimpica era partita intorno alle 12,35 dalla Torre Eiffel ma ha interrotto la sua corsa dopo poche centinaia di metri. La polizia, che inquadrava con un eccezionale dispositivo di sicurezza i tedofori, ha deciso di spegnerla e di interrompere la staffetta a causa del numero di dimostranti che ne ostacolavano il passaggio.


CARICATA SU UN BUS - La prefettura della capitale francese ha comunicato che la fiaccola è stata «messa al riparo su un autobus ». Dopo circa mezz'ora, la fiaccola ha proseguito il suo percorso a piedi, portata da un tedoforo.Un dimostrante che teneva un estintore è stato inoltre fermato e poi rilasciato vicino alla Torre Eiffel. La vice presidente della regione parigina dell'Ile-de-France, la verde Mireille Ferri, è stata fermata dalla polizia, mentre si stava dirigendo con un estintore verso la Torre Eiffel. Lo hanno reso noto i Verdi, precisando che la Ferri è stata condotta in un commissariato di polizia. Quattro manifestanti sono stati arrestati. Agenti della sicurezza che scortano il tedoforo e poliziotti sui pattini a rotelle hanno fermato i quattro, tra cui due attivisti pro-Tibet, sul Lungosenna

IL CIO ALLA CINA: «SERVE UNA SOLUZIONE PACIFICA» - Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha fatto appello a Pechino invitando le autorità cinesi a cercare una soluzione pacifica della crisi in Tibet e condannando l’uso della violenza che secondo Rogge è incompatibile con i valori olimpici.


L'APPELLO - «Facciamo appello per una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che ha scatenato un’ondata di proteste nel mondo» ha dichiarato Jacques Rogge, che partecipa a una riunione con i responsabili dei comitati olimpici nazionali.

Il presidente del Cio Jacques Rogge (Afp)
«Il passaggio della fiaccola olimpica è sotto mira. Il Comitato olimpico internazionale ha espresso la sua viva preoccupazione e fa appello per una soluzione rapida e pacifica in Tibet» ha detto Rogge. «Quale che ne sia la ragione, la violenza non è compatibile con i valori della fiaccola olimpica o dei giochi olimpici» ha aggiunto Rogge.

LA CONDANNA CINESE - Intanto la Cina ha condannato le «vili azioni» dei manifestanti filotibetani che domenica hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L'agenzia Nuova Cina cita un «funzionario» del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che «denuncia con forza» le dimostrazioni di domenica nella capitale britannica, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste, gridando «Cina, vergogna» e denunciando la repressione nel Tibet e la soppressione dei diritti umani. Pechino ha confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, teatro nelle scorse settimane di manifestazioni sfociate a volte in violenza. Nei disordini avvenuti a Lhasa e in altre zone del Tibet sono morte venti persone secondo il governo cinese a circa 150 secondo il governo tibetano in esilio. Almeno mille persone sono state arrestate. La fiaccola dovrebbe passare da Lhasa il 20 e 21 giugno, dopo essere stata portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte Everest.

SAN FRANCISCO - Anche San Francisco, dove vive la terza comunità cinese del Nord America, si prepara ad accogliere, fra un paio di giorni, la fiaccola olimpica con manifestazioni anti-cinesi. La città californiana è la prossima tappa della fiamma olimpica, il 9 aprile, dopo Parigi e prima di Buenos Aires (11 aprile). E San Francisco è spaccata sul passaggio della fiaccola: i sostenitori del Tibet, del Darfur e la setta religiosa Falun Gong (duramente perseguitata dal governo cinese) vogliono approfittare dell'evento per manifestare il loro dissenso nei confronti della Cina. Promettono di protestare in modo non violento formando una staffetta di sei miglia in cui 80 volontari mimeranno il passaggio della torcia olimpica con striscioni e cartelli. Il sindaco di San Francisco, Gavin Newson, ha fatto sapere che ha lavorato duramente per fare in modo che San Francisco ricavi dall'evento la migliore pubblicità possibile e ha seguito attentamente il programma per il passaggio della fiaccola che si prevede attraversi il Golden Gate Bridge, raggiunga su una barca il porto e viaggi a bordo dello storico cable car, il piccolo tram tipico della città. «La gente - ha detto Newson - ha il diritto di protestare, ma non ha il diritto di impedire che la fiaccola passi da San Francisco. Così facendo si perde di vista il significato delle Olimpiadi». L'ex sindaco di San Francisco Willie Brown, che ha collaborato all'organizzazione dell'evento, ha inoltre sottolineato come chi intende manifestare il suo dissenso verso la Cina debba farlo in occasione di un evento che riguardi direttamente la Cina, «Le Olimpiadi non rappresentano la Cina - ha precisato Brown - i giochi riguardano tutto il mondo».


07 aprile 2008

domenica 6 aprile 2008

C'era un ragazzo. Non come me




Una sera, a Parma, nel corso di una manifestazione antiproibizionista, mi misi un po' a parlare con Matteo Bagnaresi, il ragazzo ucciso da un incidente mentre andava a inneggiare al suo Parma.
Per gli amici, il suo nickname (oggi il nostro nickname è qualcosa di più autentico dell'identità anagrafica) era BARRICATE, in onore verso una delle pagine più belle della storia parmigiana:
le Barricate del 1922 in cui gli abitanti dell'Oltretorrente impedirono ai fascisti di Italo Balbo di entrare in quartiere e prendersi la città.
Un antifascista, giovane, ribelle, pulito. Definito con l'accetta.
O fuori o dentro, o gobbo o con la schiena dritta.
Un giovane del 1943. Un giovane come non lo sono mai stato.
Quella sera parlando con lui compresi di aver superato la linea d'ombra.
Non credevo che tutto fosse possibile, come lui. Non ne ho più il tempo.
Il mio tempo della gioventù finì quella sera. Bisognava fare il possibile.
Io potrei morire senza aver fatto quello che so fare.
Lui si impegnava in ogni battaglia. E ne condividevo parecchie.
Per questo dico che alienare le estreme ad un ruolo extraparlamentare sia il più grande errore che possa compiere una democrazia.
Una sinistra deve rischiare l'impopolarità per realizzare qualcosa che va bene solo per i giovani. Un qualcosa di scandaloso per i benpensanti. Un qualcosa che non c'entra con il centro dominante. Quel centro che uccide la democrazia.
Un rischio per il futuro che oggi porta solo discussione e lotta.
Bene. Intanto i giovani partecipano.
Stesso discorso per i giovani di destra.
Un 30% di vecchi non opendminded governano ed il 70% comincia ad avere fastidio di questo conservatorismo fossile.
Io posso solo ricordarlo per l'energia e la chiarezza delle sue idee.
Invito ad andare sulla pagina che lo ricorda meglio.
su www.overgrow.it
Sono un ex-gobbo. Sto facendo esercizi per la schiena.
Ci sveglieremo prima o poi. Bella Barricate, ciao.
Siamo partigiani, lo si resta anche dopo la linea d'ombra, lo si resta anche dopo morti. Perchè forse, chi conosce la sua parte, non muore mai.
O almeno così ci piace pensare. E noi, siamo liberi di farlo.

Il Doc

sabato 5 aprile 2008

Non ci voleva una laurea per saperlo

Che il baratto sessuale esistesse l'han sempre saputo i lavoratori e le lavoratrici.
Sopratutto gli idraulici e gli elettricisti. Anche le care e vecchie colf.
Collaboratrici famigliari. A cosa collaboravano ? Alle faccende domestiche, che domande.

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da la Stampa.it

E anche dal dentista si paga in natura


Così il baratto tra le lenzuola ha contagiato l’Italia
PIERANGELO SAPEGNO
Ma poi che colpa ha Sara, 32 anni, da Roma, precaria, se alla fine decide di regalare il suo corpo «per una e soltanto una notte di sesso», in cambio di «un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di 1200 euro»? Forse, molto più semplicemente, è la nostra società che è costruita così. Sara è una vittima o ne ha capito le regole? Su Napoli.bakeca.it persino l’idraulico promette lavori gratis, «se sei una donna abbastanza piacente dai 25 ai 50 anni», in cambio di «sano sesso ». Non chiude la porta in faccia a nessuno, è molto democratico. Post scriptum: «Massima serietà e discrezione».

Eppure, tutto questo non sarebbe nient’altro che la legge del sesso che viene dalle scimmie, da una loro specie soprattutto, il macaco rhesus, come sostiene uno scienziato di Chicago, il professore di biologia evolutiva DarioMaestripieri. Le scimmie e gli uomini, dice, hanno conquistato il mondo così, donando favori e esibendo fisicità, «con un nepotismo capillare e ramificato, alleanze politiche contorte, doppiogiochismo e sesso elargito in modo mirato».Dovremmo arrenderci all’evidenza: è il mondo che funziona in questo modo, Italia inclusa. Lo scandalo di Bari, con le studentesse che regalavano il loro corpo per degli esami, ne sarebbe solo l’ultimo mortificante esempio. Da noi, abbiamo già mandato al macero Salvo Sottile, ex portavoce di Gianfranco Fini, per la sua storia, molto privata e mai provata, con Elisabetta Gregoraci. Con una differenza. Sottile non c’è più. La Gregoraci è tutte le domeniche su Canale 5. Qual è il segreto? Sottile era più brutto? O, come spiega Dario Maestripieri, il macaco rhesus diventa un perdente appena la sua carriera retrocede, «circondato da femmine infide e dall’aggressività di tutti gli altri maschi del gruppo»? E’ solo la legge delle scimmie. D’altro canto uno come potrebbe spiegare in qualche modo tutta questa serie di annunci rintracciabili su Internet. Sempre su napoli.bakeca.it un giovane odontoiatra offre «in cambio di sesso prestazioni gratuite. Scrivete indicando il tipo di problema dentale con recapito e sarete contattate».Su Vivastreet. it un altro signore, 45enne di bella presenza, «annuncio serio», affitta «stanza arredata in palazzo signorile al Vomero» a studentesse universitarie, «massimo due, in cambio di due prestazioni sessuali mensili ». Post scriptum: scrivere solo se seriamente interessate. E ci mancherebbe. Un altro, di 48 anni, milanese: «Cerco studentesse per trascorrere momenti di vera gioia e godimento. Offro mantenimento agli studi». A Fuorigrotta, invece, se hai un virus al computer, c’è quello che signori si nasce che te l’aggiusta gratis, ma solo se sei una donna: «Poi mi ricambierai a modo tuo». Sotto al Duomo, un altro di quelli che la classe non è acqua, promette di offrire «a ragazza italiana o europea max 32 anni posto in camera doppia centro di Milano. Completamente gratis. Prestazioni saltuarie da concordare. Sono un professionista di 29 anni, sano e pulito». Per chi si scandalizzasse per così poco, sappia che c’è anche di peggio, e a Campodarsego, vicino a Padova, alcuni ragazzini delle scuole medie, tra i 10 e i 14 anni, «avevano avviato un proficuo traffico fatto di favori sessuali in cambio di ricariche per telefoni cellulari». Nella cronaca, il giornale locale precisa: tutti consenzienti. A Belluno, l’insegnante di un istituto tecnico dava bei voti anche lui per un po’ di sesso spiccio con delle minorenni.Aparte il sesso in cambio di droga, che rende ancora più patologico il ricatto, quello più bravo di tutti è il candidato alle elezioni amministrative di Bellante, in provincia di Teramo, che ha regalato delle notti con una famosa pornostar ai suoi elettori.

A Gessica Massaro aveva offerto 10mila euro per questo compito. Poi lei riprese i suoi ospiti e denunciò tutto a Striscia la Notizia. La cosa che uno può chiedersi è se davvero Bellante in provincia di Teramo vale tutta quella spesa.Masono domande che lasciano il tempo che trovano, a cui non riesce a rispondere nemmeno lo scienziato di Chicago Dario Maestripieri nel suo trattato sull’intelligenza delle scimmie: «How Rhesus Macaques and HumansConquered the World». In fondo è molto più comprensibile l’impegno preso a Bruxelles dalla candidata al Senato del partito NEE, Tania Derveaux: «in seguito a numerose richieste, ho deciso di offrire quarantamila prestazioni orali a chiunque ne faccia richiesta su queste pagine». Il fatto è che gli altri partiti avevano imparato la lezione italiana e andavano in giro per campi e grattacieli a promettere 400mila nuovi posti di lavoro, che, tanto per intenderci, considerata la densità del Belgio, è molto più del milione vantato da Berlusconi. Gli altri promettevano i posti di lavoro. Lei dei lavori. Tutto il mondoè paese. La cronaca ci racconta grandi scandali di sesso in America, in Grecia, in Inghilterra, persino alla Volkswagen con i sindacalistiammorbiditi da gite di piacere in Brasile, e soprattutto nella nuova Cina, adesso. Lì, il vicepresidente del Parlamento, Cheng Kejie, alla fine fu condannato a morte e giustiziato in fretta e furia. L’aveva tradito una delle sue concubine, in un ritratto così simile a quelli descritti per i macachi di Maestripieri. Perché gira e rigira siamo sempre da capo. Prendete Kelli Still, Arizona, non una bellezza francamente. Ha offerto i propri servigi in cambio di un pieno di benzina, da 4 dollari al gallone. Poi è successo che lei è finita in carcere, e lui all’ospedale. Ma mica per lo scambio. È che lei gli ha tagliato quella roba lì in mezzo, con un paio di forbici. Lui aveva preso i piaceri senza rispettare i patti. Chiedetelo ai macachi se si fa così.

Demografia unica via

Quando il re Davide volle procedere, su consiglio del solito diavolo, al censimento del suo popolo, come dicono le Cronache, il Signore si arrabbiò notevolmente. Gli mandò una bella pestilenza di quelle serie, tanto per fargli capire che s'era adirato non poco.
L'attività demografica un po' demoniaca effettivamente lo è.
Diabolloi (da non confondere con Diabolik) significa DIVIDERE.
Il suo contrario è Siumballoi, simbolo. Ed una delle prime regole è : Non ti fare simboli tra cielo e terra. Tutto molto chiaro e razionale se non ci fossero gli interpolatori di ellissi e di significati.
I cristiani nati vivi nel 2008 sono X, gli ebrei Y, i musulmani Z.
Dato il tasso di crescita dei musulmani entro circa TOT anni i cristiani potrebbero sparire dalla faccia della terra. Sarebbe la fine del mondo. Cristiano. A Honolulu continuerebbero a respirare i freschi venti della sera.
Un problema esiste: le benedette cristiane, appena studiano e fanno un po' di soldi smettono di fare figli. Rimangono i cosiddetti pori cristiani.
Che sono tanti, beninteso. Però i musulmani sono belli, ricchi, colti e le musulmane continuano a fare figli anche quando sono belle, colte e ricche.
Non li adottano. Attenzione. LI FANNO.
Figliano.

Chiarito il perchè Joseph Ratzinger ce l'abbia col preservativo, l'aborto e l'eutanasia.
Come si dice a Roma: se deve attaccà a tutto. Deve far bestemmiare Karol Woityla imputandolo di idolatria per la Beata Madre Vergine, che non è dio. Non lo ha mai detto.

Non è madre di Dio. Non l'ha mai detto nessuno. Ma loro stanno entrando nella storia come adoratori della madonna.
Fatti loro.

Intanto il mondo non si interessa delle demografie teologiche. Se ne sbatte.
E musulmani, nippotaoisti, cristiani, cattolici, ateo-pietisti, ebreo-talebani fanno un mare
di figli e li educano.
Senza farsi simboli tra cielo e terra. Secondo la parola.
Quale parola ?
Silenzio.

Loro non ci saranno

Alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Pechino non ci saranno il Presidente francese e la sua concubina (Pretty Woman era una prostituta). Come si dice a Roma ?
E sti gran kazzy...:-)
Lo sappiamo in quale meraviglioso sport, in quale DISCIPLINA, Carla è medaglia di bronzo.
L'oro ? L'oro è francese. Ma non diciamolo.

La censura è sempre illegale

Ho conosciuto l'onore e il piacere di essere inserito in black list private, di essere bannato da forum pubblici, di veder cancellati i miei post, di venire minacciato, di essere attaccato con virus trojan durante la navigazione con danni documentabili e riferibili a soggetti ben identificati. Potrei fargli causa e vincere.
Ma la cosa bella di essere inserito in una black list è poter realizzare un musical BLACK LIST !
Le censure illegali e imbecilli producono solo pubblicità ed onore ai censurati.
Ogni potere dello stato d'eccezione prevede un diritto di resistenza.
Dura lex, sed lex. Eterna.

Intanto mi studio questo caso. Il mio mito Milena Gabanelli implicata in un caso di censura ?
Nello stato d'eccezione tutto può accadere.

REPORT CENSURA 'CENSURA LEGALE'

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Sottotitolo I FATTI, LA STORIA


Il 9 febbraio 2008, il giornalista Paolo Barnard lancia in Rete una denuncia contro la cosiddetta Censura Legale e cioè, la minaccia alla libertà di stampa derivante dal timore degli editori di essere coinvolti in rivalse giudiziarie con richieste di risarcimento danni, a causa dei servizi "scomodi" che essi pubblicano o mandano in onda (link1). Si tratta di un pericolo crescente e gravissimo alla libera informazione che sta creando in Italia un duopolio inaccettabile: già vi sono infatti poche testate e relativi giornalisti che possono dire ciò che vogliono poiché ricche a sufficienza per poter ovviare a Censura Legale e, poi, vi sono quelle che invece non se lo possono permettere, divenendo di fatto tacitate in diverse istanze. Non è difficile comprendere che, in un tale sistema, a informare con ampio raggio d'azione saranno sempre più solo i ricchi media commerciali che sono, però, notoriamente condizionati dagli interessi dei forti gruppi finanziari e industriali che li finanziano. Mentre penalizzati saranno i "piccoli", gli indipendenti, gli editori in Rete, che di norma lavorano con bassi budget ma che spesso sono i più coraggiosi nella ricerca della "verità". Si delinea così un futuro per l'informazione del tutto inquietante.

A partire dunque dal 9 febbraio, Censura Legale si diffonde in Rete, con grande velocità, su un ampissimo numero di siti e blog, fino ad approdare in meno di 10 ore sul forum della trasmissione Report di RAI3, condotta da Milena Gabanelli. Come avrete letto nel link1, Paolo Barnard, per illustrare i meccanismi di Censura Legale, parte da una sua infelice esperienza che lo vede contrapposto proprio alla RAI, a Report e a Milena Gabanelli, di cui denuncia la complicità in questo tipo di imbavagliamento dell'informazione per vie giudiziarie. Sul forum sopraccitato prende vita quindi una discussione, animata da cittadini e spettatori (link2), in cui la stessa Milena Gabanelli interviene ripetutamente, seguita sempre dalle repliche di Paolo Barnard(link3). I termini del dibattito e delle richieste di chiarimenti posti alla conduttrice di Report sono allarmati e densi di incredulità, data la fama di cui essa gode, assieme al suo format, come 'paladini' della libertà d'informazione in Italia.

Oltre a ottenere un numero di letture da record (oltre 30.000), tale discussione sul forum di Report ospita alcuni interventi di personaggi noti, fra cui quelli dell'ex magistrato Gherardo Colombo e del missionario Alex Zanotelli (link4), del giornalista Giovanni Minoli (link5) e viene rilanciata dai blog di Sabina Guzzanti (link6), di Oliviero Beha (link7) , di Sandro Gilioli (link8) e di moltissimi altri, come già detto. Si registra tuttavia, e nonostante la pregnanza del tema nell'ambito della libertà d'informazione di questo Paese, il silenzio di tutta la stampa di sinistra e centro sinistra, con episodi ben documentati di rifiuto categorico di parlarne (link9). Silenti sono anche due nomi assai noti della contro informazione, Beppe Grillo (verifica la censura di Grillo sulla vicenda (link10) e Marco Travaglio (link11). Si profila così una chiusura a riccio dei sopraccitati in difesa acritica di una loro collega ma, soprattutto, l'indisponibilità degli editori a mettersi in discussione. Inerti sono anche l'Ordine dei Giornalisti, la Federazione della Stampa e i giornalisti stessi i quali, in diverse istanze, manifestano a Barnard la loro preoccupazione ma anche la loro indisponibilità ad esporsi. I costi professionali sarebbero proibitivi.

Poi un giorno, inaspettatamente, i partecipanti alla discussione di cui sopra scoprono che il contenitore su Censura Legale con i loro tantissimi interventi è sparito dalla prima pagina del forum di Report. Dopo una rapida verifica informatica, alcuni utenti esperti scoprono che la redazione del programma ha inspiegabilmente cambiato il criterio di visualizzazione delle discussioni, mutandolo da "mostra discussioni ordinate per data ultimo messaggio " a "mostra discussioni ordinate per data inizio discussione", così che la discussione su Censura Legale, pur essendo frequentatissima e accesissima, è rotolata a pagina 14 del forum. Inoltre, essendosi accese altre discussioni sullo stesso tema, a testimonianza della sua centralità d'interesse, anche queste risultano scomparse e si scopre che sono state accorpate alla discussione principale finita a pag. 14, in una babele incomprensibile. Ma perché questo?

La risposta giunge rapida non appena una manciata di partecipanti manifesta il proprio forte disappunto alla redazione di Report e a Milena Gabanelli. Infatti, tanti loro messaggi di protesta scompaiono letteralmente dal forum appena dopo essere stati inviati (link12). Si tratta dunque di un atto deliberato di censura ai danni del tema Censura Legale e delle opinioni di alcuni partecipanti, fortemente critici nei confronti della conduttrice di Report; l'atto è compiuto dalla redazione stessa. La conferma di ciò arriva dopo poco in un post blindato di Milena Gabanelli, in cui ella adduce le sue ragioni per un simile comportamento, peraltro attuato su un forum dell'emittente pubblica nazionale deputato per eccellenza al libero dibattito (link13). Contestualmente, alcuni cittadini coinvolti in questa vicenda, fra cui lo stesso Paolo Barnard, vengono addirittura "bannati" (cioè banditi) dal forum stesso, ovvero gli si impedisce radicalmente di scrivervi le proprie opinioni (es. link14 , link15 , link16 ). Nel caso del giornalista, gli viene addirittura impedito di visualizzare la pagina internet del forum di Report (link17 , link18).

Il "popolo" dei cittadini, in tal modo messo a tacere, reagisce con crescente indignazione e incredulità a questa censura e, in particolare, alle ragioni addotte da Milena Gabanelli a giustificazione di quanto ella sta facendo (link19). Essi sono sempre memori del fatto paradossale che vede proprio la "paladina" della libertà d'informazione italiana censurare senza tregua le loro legittime domande. Di fronte al conseguente ostinato silenzio della medesima, che rifiuta qualsiasi dibattito diretto coi suoi spettatori dissidenti sia su Censura Legale che sul resto, e di fronte al reiterarsi continuo delle censure anche di coloro fra essi che ancora possono intervenire sul forum, il gruppo dei "bannati" decide di costituirsi in un comitato, affiancato da sostenitori.

L'unica ulteriore reazione da parte della conduttrice di Report, a questo punto, ha come risultato di lasciare sconcertata la compagine dei cittadini censurati. La Redazione di Report, in data 18 marzo 2008, pubblica sul forum un intervento dove annuncia che "i "bannati" sono stati tutti riammessi" (link20) ma dove reitera quelle stesse argomentazioni per il suo agire che il gruppo sopraccitato già aveva ripudiato con sdegno tempo prima. Incredibilmente, si scopre da lì a pochissimo che in realtà quasi nessuno è stato riammesso e, anzi, che la redazione di Report persiste nel cancellare, nell'accorpare, e nel far sparire in ogni modo molti degli interventi di protesta che, da diverse parti, ancora piovono sul forum.

Il gruppo dei cittadini "bannati" decide quindi di redigere una esaustiva lettera di protesta inviata, oltre che a Report, ai responsabili del sito internet della RAI e ai Presidenti di Camera e Senato (link21). A oggi quella lettera non ha ricevuto la benché minima attenzione da alcuno, in particolare da Milena Gabanelli, che nega ogni possibile confronto e risposta, e che persiste nel violare il diritto di quel gruppo di cittadini imbavagliati di poter continuare a esercitare le proprie prerogative costituzionali anche sul forum di una trasmissione dell'emittente pubblica italiana.


Conclusioni.

Questi sono i fatti, documentati. Riteniamo che quanto accaduto da quel 9 febbraio 2008 a oggi vada molto oltre i confini dello scontro fra due giornalisti e del coinvolgimento di alcuni cittadini interessati. Ci troviamo di fronte, innanzi tutto, al tentativo da parte di RAI, Report, Milena Gabanelli e di gran parte della stampa ed editoria italiana, di mettere a tacere il fenomeno della Censura Legale e l'allarme estremo che esso deve suscitare in chiunque abbia a cuore il proprio diritto di essere informato della verità dei fatti che ne condizionano l'esistenza. Non possiamo che eccedere nel sottolineare la gravità di questo tentativo di imbavagliare quell'allarme, poiché esso tocca le vite della totalità dei cittadini di questo Paese, e il futuro dei loro figli. Assieme alla libertà di stampa e di opinione è in gioco la tutela della democrazia, nientemeno.

In secondo luogo, ci preoccupa moltissimo la replica dei metodi tipici dei Sistemi di potere, consolidati e antidemocratici, attuata in questa vicenda proprio da colei che ha dedicato l'intera vita professionale a denunciarli. Questo apre scenari inquietanti sull'affidamento acritico di centinaia di migliaia di cittadini in buona fede a personaggi pubblici cosiddetti "liberi", "nuovi", "affidabili". Se finiremo per scoprire che, in alcuni casi, "il nemico marcia alla nostra testa" col nostro inconsapevole plauso, quello sarà certamente il peggior giorno per le speranze italiane di un futuro migliore.

Vi invitiamo a farvi una vostra opinione su questi accadimenti che riteniamo di primissimo piano.
Ma per coloro che riterranno imperativo anche l'intervenire a tutela propria, del proprio avvenire e della libertà di informazione in questo Paese, ecco cosa è possibile fare nell'immediato: tre cose.

1) Divulgate a chiunque lo ritenete opportuno questa realtà. Dibattetene.

2) Scrivete ai media, ai loro editori, manifestando la vostra preoccupazione per la Censura Legale.

3) Iscrivetevi al forum di Report e partecipate, continuativamente, alla discussione che porta il titolo "Report censura "Censura Legale" i fatti, la storia", per mantenerla viva fino all'ottenimento della riammissione al forum di tutti i censurati e di risposte esaustive da parte della RAI, di Milena Gabanelli e della redazione di Report su Censura Legale e sulle sue nefaste conseguenze. Ribadiamo, però, che solo la vostra partecipazione continuativa nel tempo a quella discussione potrà sortire qualche speranza di ottenere giustizia e tutele per tutti gli italiani a lungo termine.

Ne va del nostro e del vostro futuro. Prima che sia troppo tardi.

Grazie

Firme:

Paolo Barnard: nick barnard

Francesco Beato: nick franca mente

Giambattista Carta: bista

Renato Comolli: nick panoramix

Antonio Conte: nick acorsi

Marisa Conte: nick Marisetta

Simona Fierro: nick Simona_REArte

Massimo Guerra: nick Mr Jones

Ambra Iezzi : nick am.bola

Silvia Innocenzi: nick Silvia I.

Salvatore Marcello: nick Dp0

Roberto Pinzi: nick Roberto pinzi

Francesco Tumbarello: nick Foucault


P.S.
QUI l'ultima discussione aperta da noi...

venerdì 4 aprile 2008

Monica Bellucci: stiamo tornando al Medioevo

Con Fede, Ragione e Progresso tutti dalla stessa parte, cara Monica, Santa Monica, secondo me nel Medioevo erano gli anni '80, con Tony Manero (altro che Tony Blair) rispetto ad oggi.

Il neonazismo mancino



Ritengo Tony Blair una delle persone più pericolose del pianeta.
Nell'articolo a sua firma su La Repubblica di oggi - impunemente poichè ritenuto un leader di sinistra -un uomo che ha distrutto la coesione europea sulla politica estera prendendo unilateralmente la decisione di allearsi con gli Stati Uniti nella guerra all'Iraq, discetta di FEDE e RAGIONE. Alleati per il PROGRESSO.
Devo aggiungere altro ? Fede, razionalità e progresso. Tutti dalla stessa parte. La sua.
E non si possono neppure lanciare uova che è peccato. Cosa vi sembra ?
Matrix e V per Vendetta sono racconti di Liala, al confronto.

La realtà supera la fantasia. Con l'imprimatur de La Repubblica.
L'aggressore dell'Airaq, il neocon mancino convertitosi al cattolicesimo.
Il Belgio ha già detto che non lo vuole neppure come netturbino napoletano.
Vade retro Blair. Un amico di Mosley, secondo me.

Il solito lurido e viscido nazista

Lo sappiamo: la solita minestra stanca. La posizione del "missionario" va bene, ma alla lunga, come si dice a Roma, anzai che palle.
I giochi erotici sono il sale del rapporto di intimità sessuale.
La mia directory temporanea la faccio vedere solo ai veri amici. Ed ogni tanto qualcuno si scandalizza.
Il gusto sessuale, come il credo religioso, è il nucleo della nostra privatezza.
Cortesia, condivisione, complicità ne sono i presupposti.
Giancarlo Giannini e Mariangela Melato, così come Alberto Sordi e Monica Vitti ci offrirono pagine indimenticabili di scazzottate sessuali per poi fare la pace.
Poi ci sono i sadici. I malati. E tra questi malati, come asserì Wilhelm Reich, i nazional-qualcosa.
I soliti nazisti.
Gente che non ha capito da che parte stare. Si inventano un fascio di idee, un fascio di amici, un'idea di NAZIONE, pagano le donne, si fanno anche sculacciare da loro e si credono grandi amatori. Hanno de problemi.
E Mosley, patron di uno dei più grandi business dell'enternainment mondiale, ne ha molti di problemi. Picchia e si fa picchiare. Privacy ? No. Paga donne per menarle. E' schiavismo, non gioco erotico. Un lurido, schifoso schiavista.

Complimenti al principe del Bahrein.

Un uomo evoluto.

da Repubblica.it

LONDRA - Max Mosley? No grazie. Il mondo della F1 ripudia il presidente della Federazione Internazionale di Automobilismo. Un coro unanime, per certi versi imbarazzante perché parliamo della massima autorità della Fia, dell'uomo che sovrintende a tutte le (labili, va detto) regole e cavilli della F1.

La cordata anti-Mosley è partita addirittura dal
principe del Bahrein Sheikh Salman Bin Hamad al-Khalifa che ha scritto una lettera a Mosley in cui chiede espressamente di non farsi vedere dalle parti del Gran Premio che si correrà nell'emirato. "Ragioni di opportunità", ha spiegato il principe, riferendosi allo scandalo del video che ritrae Mosley in un'orgia con prostitute vestite da guardie naziste. Quella del presidente della Fia sarebbe una presenza inappropriata, che sposterebbe l'attenzione dall'aspetto sportivo ad altri temi e per questo non apprezzata".

"Mosley in tutti i casi - spiegano al quotidiano britannico The Times - ora sta lottando per salvare la sua carriera e ha già detto agli amici che non assisterà alla gara perché troppo impegnato con i suoi avvocati a difendersi". Non è solo comunque il principe a creare problemi a Mosley: Bmw e Mercedes a quattro giorni dalla pubblicazione del filmato hard lo mettono alle strette con un comunicato. "Il contenuto della pubblicazione è vergognoso", si legge nel rapporto pubblicato dalla Bbc. "Come società, ci dissociamo fermamente. Questo incidente coinvolge Max Mosley sia personalmente che come presidente della Fia, organismo che raccoglie sotto il proprio ombrello tutti i club motoristici del mondo. Le conseguenze si estendono quindi ben al di là del mondo dei motori. Ci aspettiamo una risposta dai rilevanti organismi della Fia".


Perfino Toyota, rompendo la storica discrezione giapponese, ha preso posizione: "Toyota Motorsport non approva qualsiasi comportamento che possa danneggiare l'immagine della Formula 1, in particolare qualsiasi comportamento che possa essere interpretato come razzista o antisemita. Le personalità maggiori di ogni sport devono rappresentare i migliori standard di comportamento". In più, secondo la BBC, anche la Honda è pronta a rilasciare un comunicato di tenore simile sulla vicenda. E a Mosley va ancora bene: se oggi in F1 ci fossero ancora piloti come Ragazzoni, Nannini o Arnoux si potrebbe star certi che si sarebbero presentati al via con fruste e altri accessori sadomaso dipinti su casco...
(3 aprile 2008)

p.s. Ma basta con la schifo. Pensiamo all'arte.


giovedì 3 aprile 2008

Franco Grillini sindaco di Roma ? Si può fare.

Ricevo la mail dagli amici di Critica Liberale e, come da gentile e garbato invito (mi piacciono perchè sono persone educate, cosa rara di questi tempi) diffondo ai naviganti che passano di qui.

RUTELLI "SANTO SUBITO", (però sindaco, mai!). Amen.

Sei in pericolo, un pericolo Capitale.

Se non manderai subito questa mail a dieci elettori, Rutelli conquisterà il soglio romano, abolirà il sesso fuori dal matrimonio, vieterà il preservativo, la pillola e la pillola del giorno dopo, imporrà il cilicio ai cittadini e assumerà in Comune solo chi va a messa tutte le domeniche. E Roma sarà solo l'inizio: il clericalismo dilagherà anche nel resto del Paese, le elezioni verranno concluse con fumate bianche o nere, e la laicità sarà proibita.

Se non manderai questa mail i tuoi figli non avranno accesso alle Unioni civili, ma solo ad unioni incivili con persone che si mettono le dita nel naso, mangiano la minestra col risucchio e guardano tutte le sere Emilio Fede.

Questo è un appello per Franco Grillini sindaco di Roma. Fallo circolare tra gli amici, soprattutto se abitano a Roma. Se manderai anche tu questa lettera a dieci persone, la tua vita cambierà in meglio. Soprattutto in caso di elezione di Grillini.

Antonio P. non ha inviato questa mail, facendo commenti sprezzanti sui "laicisti", ed il giorno dopo è stato coinvolto nell'esplosione della sua famiglia nucleare. La radioattività dei suoi rapporti con la ex moglie è destinata a durare almeno quindici milioni di anni, a causa dell'assenza del divorzio breve, osteggiato in Parlamento dai clericali.

Immacolata B. non ha inviato questa mail irridendo pubblicamente i senzadio, e nonostante amasse suo marito una settimana dopo è stata costretta a lasciarlo per avere anche lei una "famiglia tradizionale" proprio come quella di Berlusconi (divorziato), Fini (divorziato) e Casini (divorziato).

W. V., che si candida come leader di un partito politico, ha cancellato questa mail, e il giorno dopo sul letto di morte il compagno Giuseppe lo ha rimproverato: "Un tempo dicevi che non saremmo morti democristiani, e invece guarda cosa mi hai fatto, convincendomi a fare la tessera del tuo partito…". Preso dai rimorsi, W. V. ha promesso piangendo che avrebbe cercato di essere laico almeno quanto De Gasperi, ma ormai il Giuseppe era morto irrimediabilmente da democristiano.

Antonia G. ha premuto il tasto "canc" vedendo l'intestazione di questa mail, ed una settimana dopo ha risolto il suo problema di lavoratrice precaria sposando il figlio del noto industriale S. B. … solo per scoprire che doveva lavare a mano i piatti dei pranzi di gala con 150 invitati.


È possibile votare per Grillini sindaco di Roma anche esercitando il "voto disgiunto":
http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=008317

Il programma elettorale di Franco Grillini è qui:
http://www.grillinisindaco.it/?page_id=69

Le risposte alle domande più frequenti sono qui:
http://www.grillinisindaco.it/?page_id=169

mercoledì 2 aprile 2008

Va bene l'Expo, ma anche i Rom...

Meno male che c'è la Curia di Milano.
Manzoni aveva ragione. Senza Diocesi di Milano, addio Italia.
Sottoscrivo ogni rigo della Diocesi.

da LaStampa.it

Dopo l'abbattimento di 150 baracche la Chiesa dichiara: «Si stanno violando dei diritti umani»
MILANO
Lo sgombero del campo nomadi di via Bovisasca - che ha comportato l’abbattimento di 150 baracche mentre un’altra trentina di baracche è stata abbattuta in altre due zone della città - non viene considerato come la soluzione dell’emergenza rom a Milano da parte della Diocesi meneghina.

Sul sito Internet della Chiesa di Milano, campeggia un editoriale all’interno del quale si osserva come «la legalità sia sacrosanta», ma anche come «l’impressione è che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani».

Non vi è «nulla da eccepire sulla necessità dell’ intervento» compiuto nella mattinata, si legge: «non era sostenibile il protrarsi di questa soluzione. Ma allontanare questi disperati, senza pensare per loro un’alternativa, cosa produce?». Ora, viene sottolineato ancora, «queste persone, donne incinte e neonati compresi, stanno vagando per la città in cerca di un ulteriore spazio dove costruire un riparo e, probabilmente, attirare nuovamente le ruspe per l’ennesima demolizione. Perchè insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza elementare per loro, specie per i più deboli tra i disperati?».

La legalità, prosegue l’ editoriale della Diocesi, «è sacrosanta: ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani che imporrebbero, insieme allo schieramento delle forze dell’ordine in atteggiamento antisommossa, qualche tanica d’acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i bambini, i malati e le donne in gravidanza».

A tale riguardo, si osserva ancora, «è urgente la costituzione di un luogo istituzionale nel quale valutare come governare il problema. Così come è urgente tutelare i minori: come il Tribunale dei minori può confermare, l’intervento a questo proposito delle amministrazioni locali non è facoltativo ma obbligatorio. C’è da augurarsi - conclude l’editoriale - che il clamore e i festeggiamenti per la grande opportunità conquistata con l’Expo 2015 non diventino il paravento e il pretesto per nascondere o spostare un metro più in là, i drammi di questa citta».

Le vere atlete. Grazie Tania.

Lo sport educa, insegna, forma.
Quegli atleti che Grillo vorrebbe pagare come personal trainer (dov'è la differenza con Silvio Berlusconi ?), si allenano e vincono aspettando tutta la vita le Olimpiadi.
I giochi di potere provano a togliergli motivazioni e speranze. Ma loro sono più forti.
Grande messaggio di Tania Cagnotto a tutte le ragazze italiane.
Forza Tania !

da Messaggero.it

Tania Cagnotto: «Gli atleti che si mettono in posa per i fotografi fanno la fine delle veline»

La tuffatrice italiana Tania Cagnotto

ROMA (1 aprile) - «Se gli atleti cominciano a posare per i fotografi, fanno la fine delle veline». Lo ha dichiarato la tuffatrice italiana, Tania Cagnotto, a "Grazia". «Noi donne siamo più consapevoli, più concentrate - ha detto Tania - e gli uomini diventano troppo effeminati. Basta guardare la tv: si depilano, si disperano. Io amo gli uomini virili». La figlia di Giorgio Cagnotto è fidanzata con un altro tuffatore azzurro, Francesco Dell'Uomo: «Da più di un anno sono fidanzata con Francesco - rivela la tuffatrice al settimanale - siamo una coppia normale, ma non ci piace che si parli troppo della nostra storia.»

martedì 1 aprile 2008

Giustizia turca

da La Stampa.it

Turchia, i giudici mettono sotto processo il partito di Erdogan

Imputata la legge sulla libertà di velo: "mette in discussione la laicità dello stato. Possibili ricadute sull'ingresso nell'Ue e sull'assegnazione dell'Expo.
I valori della laicità voluti e imposti da Ataturk e la rinascente anima islamica della Turchia diventa da oggi istituzionale. La magistratura, che di questi valori laici è, insieme ai militari custode talvolta spietato, ha scelto, attraverso la Corte Costituzionale, di dare il via libera al processo contro l’Akp, il partito islamico moderato del premier Recep Tayip Erdogan e del presidente Abudllah Gul.
Gli undici giudici della Corte hanno accolto all’unanimità il ricorso presentato dal procuratore generale della Cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, che ha chiesto di sciogliere «per attività contrarie alla natura secolare dello Stato» l’Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo). Secondo il procuratore il partito governativo è diventato «un covo di attività che vanno contro la laicità dello stato». Non solo. L’alto magistrato vuole che i supremi magistrati mettano al bando per cinque anni 71 esponenti dell’Akp, tra cui lo stesso Erdogan e Gul, destituendoli dalle rispettive cariche.
Il procedimento, che è stato definito dal partito un «tentativo di golpe giudiziario», dovrebbe durare circa sei mesi. L’Akp ha ora un mese di tempo per presentare la prima memoria difensiva alla Corte Costituzionale che dal 1960 ha messo al bando 20 partiti.

All’origine del ricorso che si presenta dirompente per gli effetti che può avere sia in politica interna sia sulla scena internazionale, c'è anche la contestata legge che a gennaio abolì il divieto di indossare il velo nelle università. Legge fortemente voluta dall’Akp, che alle legislative dello scorso luglio ottenne il 46,6% dei voti. Il partito, nato nel 2001 da un’ala moderata del Partito
del Benessere, ha pubblicamente abiurato le sue radici estremiste e dichiarato di fare propri i principi secolari della Turchia moderna, ma sono in in molti, a partire dalle forze armate, a dubitare che l’Akp abbia un agenda cripto-islamica con l’obiettivo di introdurre progressivamente elementi della sharia, la legge islamica basata sul Corano, in Turchia.

Per ora l’Akp ha deciso di rispondere all’iniziativa giudiziariacon un emendamento costituzionale che rende più difficile la messa la bando dei partiti politici ma la questione ha risvolti e implicazioni che riguardano l'Unione europea, a cui la Turchia guarda da tempo.
Sabato scorso il commissario Ue all’Allargamento, Olli Rehn, aveva diffidato i giudici turchi dall’accogliere il ricorso che, aveva detto, è contrario «agli interessi di lungo termine della Turchia». In effetti questa causa appare come una nuova pietra d'inciampo alla richiesta di adesione all’Ue presentata da Ankara.

L’annuncio della decisione della Corte è arrivato a sorpresa poche ore prima del verdetto del Bie sull’assegnazione dell’Expo2015, che vede Smirne in gara contro Milano. Nei giorni scorsi era stato ipotizzato un rinvio del giudizio proprio nel nome della candidatura di Smirne. Ipotesi smentita oggi nei fatti.


Che giudici, sti turchi. Europei.

Come far arrabbiare i lama



Considero la rivista Vanity Fair un esempio di stile ed un'ottima lettura.
Il numero di Aprile è interessantissimo e non soltanto per la copertina con Demi Moore, che comunque merita già da sola il prezzo del mensile.
All'interno troverete notizie sui talebani, nell'articolo "Guardami negli occhi sono la tua morte", su cui ritornerò e che sarebbe meglio diffondere. Un grande reportage.
Ma parliamo di Tibet.
Sandro Bondi, esperto di haiku, e firma della rivista, dedica al Tibet una poesia.
Vanity Fair, numero di Aprile 2008, p. 48

Soldati dello spirito
Custodi della luce
Glabra umanità
Cristiani nell'amore.

Proviamo a costruire haiku.

Cuore fa rima con amore
cielo fa rima con marito
io di medio ho il dito
il lama può sputar...
mazzo fa rima con pazzo,
ma anche con razzo,
ma anche. E che...

E' troppo chiedere un momento di seria analisi del reale a questo mondo ?