Lui dà ordini al mercato, ora dà ordini alla Chiesa.
Ma se fosse un po' andato di testa ?
Così scrissi nel 2001.
Il ricordo è nitido. Avevo 11 anni e mi intrufolavo nei discorsi dei grandi a tavola.
Leggevo, adoravo leggere, e a volte mi sembrava che molte persone parlassero senza conoscere ciò che dicevano, senza aver letto, ma così, per convinzione o tanto per dire qualcosa. Erano anni molto complicati. Attentati, violenza politica, scandali su ogni attività pubblica, criminalità esasperata.
E si parlava di pena di morte. Spesso. Sin troppo. E io una sera sbottai: “preferirei che io, mio fratello, tutta la mia famiglia, morissimo in un attentato o per mano di rapinatori, piuttosto che sapere che un innocente è morto per una sentenza sbagliata”. Seguì un silenzio attonito, e qualche sguardo d’ammirazione, soprattutto delle signore presenti, mi confermò che i paradossi a volte (non si può essere retorici a 11 anni) spiegano di più di un bel discorso razionale.
Ma soprattutto compresi in quel momento ciò che più tardi mi avrebbero ancor meglio spiegato Eraclito, Bruno, Kant, Popper, Ortega Y Gasset, Bobbio: ero un piccolo liberale europeo, per il quale la libertà è più importante di qualsiasi sicurezza, per il quale il diritto di difesa dell’accusato è più importante del diritto leso dell’accusatore, per il quale .. beh forse mi facevo troppi problemi da adolescente.
Ma oggi mi faccio gli stessi problemi.
Ho sempre osteggiato con tutte le scarse forze intellettuali, economiche e fisiche le teorie comuniste ed ogni forma di fanatismo, esaltando i valori del dubbio, della diversità, ma anche difendendo il diritto di proprietà e l’individualismo borghese: e poi in gran parte sono stato anti.
Anti-papista, in primo luogo. Antifascista, anticomunista. L’ho detto.
Chiaro, laureato in Scienze Politiche, il mio riconoscimento e radicamento nei valori dell’Occidente democratico e liberale, laico e antitotalitario si evidenziavano sempre più.
E con questi valori ci vivi, ci mangi, ti relazioni, ci lavori.
Sembrano temi e definizioni per filosofi, per addetti ai lavori. Non puoi certo parlarci tutte le sere a tavola con gli amici o con la tua ragazza. Ma quando vai a votare te li ritrovi, quando scegli un datore di lavoro (non è sempre lui a scegliere te), quando pensi all’educazione dei figli.
E questi valori vinsero contro quello che vedevo come uno dei principali nemici: l’impero sovietico.
No, per me non era l’impero del Male. Odiavo queste semplificazioni millenaristiche e fanatiche.
Era un esempio, per me tra i più odiosi, di totalitarismo.
Di sottoposizione della libertà umana alla volontà di un’astuta cerchia di despoti: abili nel manipolare coscienze e coercire corpi.
E allora gioii, irrefrenabilmente, al suo progressivo implodere, momento per momento: tutti i suoi errori si mostravano alla luce del sole.
Si sfaldava il suo potere tecnologico (Chernobyl), il potere mediatico (concerto di Micheal Jackson a Mosca), quello istituzionale (in pochi mesi morivano Breznev e Andropov), mentre Gorbaciov doveva arrendersi alle spinte autonomistiche di ogni territorio dell’impero.
Assistetti con orgoglio alla fine dell’Urss. Non avevo fatto molto: qualche contromanifestazione studentesca, qualche volantino “liberale”, qualche articolo contro i vari partiti comunisti locali. Qualche voto nel segreto dell'urna.
Ma era il mio mondo che vinceva.
Il libero mercato, la concorrenza, le libertà civili, il rock, la droga, i video, la mafia, il denaro, la prostituzione, i libri, i film, il jazz.
Le straordinarie e terribili forze del molteplice contro l’assurda volontà di un pensiero unico. Gli orti personali o di quartiere, la coscienza acrobatica.
E via, diciamolo: la modernità.
Noi vincemmo. Alcuni non se ne sono accorti, altri non se ne accorgeranno mai.
Ma non è finita.
Quei signori che chiedono la pena di morte per il sospetto stupratore ci sono ancora.
Quei signori che non permettono ad un maggiorenne di esperimentare stati alterati di coscienza nel proprio domicilio risiedono sulle poltrone di governo. C’è anche chi afferma che contro il terrorismo non è più tempo per il diritto, ma di volontà. E questo signore è il Presidente degli Stati Uniti d’America.
No.
Non abbiamo vinto per trasferire il potere sulle nostri menti e sulle nostre vite da un soviet ad un consiglio di amministrazione.
Si torna ad opporsi. Senza violenza, senza rabbia, ma con metodo e allegria.
Così, inserendo negli eterni ingranaggi del potere piccole pagliuzze: pensieri, piccoli ritardi, disobbedienze, monellerie, mani sporche di marmellata, motti di spirito, teorie disarticolate ma affascinanti. Wu Wei, l'agire senza agire, il niente di speciale.
E poi contro, ogni giorno contro l’omologazione, lo standard, la divisa da vestire a qualunque costo e in qualunque occasione. Contro la risposta immediata, contro il tempo prelevato occultamente.
Destrutturando i proclami, i piani, gli ordini non necessari. Riposizionando i nostri tempi, i nostri bisogni. Educando i figli al rispetto di ogni diversità, e ricordando che il primo discepolo di un uomo giusto, si chiami Cristo o Buddha, fu un criminale, un diverso, uno ai margini.
E’ più difficile ora.
Abbiamo contro le nuove destre autoritarie e dispotiche, abbiamo contro le cittadinanze medie senza più alcuna sicurezza lavorativa, economica e territoriale e quindi fortemente desiderose di ordine e disciplina, abbiamo contro i nostalgici delle utopie totalitarie di destra e di sinistra, i no global, i teorici del mondo perfetto, e, chiaramente, abbiamo contro gli dei di ogni razza e colore.
E ci sentiamo un po’ in colpa, perché ripeto, questo mondo lo abbiamo voluto noi.
Ma non perché fosse gestito così.
Chiaro, i nostalgici sconfitti ridono contenti. "Cosa volevate? E’ questo il capitalismo, questo il destino del mondo liberale e borghese...".
No. Io l’ho vista la libera concorrenza. La sana volontà di migliorare continuamente il proprio stato individuale. Di essere più colto, più preparato. L’ho vista nelle piccole città della mia nazione, come in altri paesi, come nelle letterature.
In molte persone che ogni giorno, non per sentirsi dio, compiono quello che sentono giusto e benefico. Non è questo il punto.
Il problema è che la volontà di sopraffazione e di controllo dell’uomo sull’ uomo non ha confini ne storici ne territoriali, non è di destra o di sinistra, non ha genere o grado.
Si manifesta nel forte e nel debole, nel povero e nel ricco, nel maestro e nell’allievo, nel colto e nell’ignorante, nel maschio e nella donna, nel giovane e nel vecchio, nella famiglia, nella scuola, nelle università, nel luogo di lavoro, negli ospedali, ad ovest, come ad est.
E’ la volontà di potere, chi si genera nella comune paura dell’esistenza umana. Nella mia paura, nel mio paterno stato traditore.
Di fronte (e, come bene ha descritto Wilhelm Reich, nell'essenza umana) risiede l’anelito di libertà, che si nutre della consapevolezza delle bellezza e bontà delle molteplici cose, del piacere dell’intelligenza e della creatività, dell’inutilità di ogni controllo.
E noi sappiamo che la lotta tra libertà e dispotismo sta per ricominciare.
Il nostro unico autentico mito, Prometeo, era da solo contro gli dei, e ci ha dato il fuoco.
Non si è mai spento.