Una delle più belle trasmissioni giornalistiche, credo, a livello europeo.
Una conduttrice straordinaria.
Milena Gabanelli. Un gruppo di lavoro eccellente.
Se volete capire perchè Francesco Rutelli ha perso, basta guardarsi la puntata di questa sera.
La città e le regole.
I RE DI ROMA
di Paolo Mondani
In onda domenica 4 maggio alle 21.30
Lo scorso febbraio, il consiglio comunale di Roma ha approvato il nuovo piano regolatore. Le previsioni parlano di nuovi edifici per 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 11-15 mila ettari.
Una nuova città, più grande di Napoli, che verrà costruita nelle campagne di Roma. Tutto questo nonostante la crescita demografica nella capitale sia vicino allo zero, esclusi i circa 200 mila nuovi residenti tra gli extracomunitari. Nel piano regolatore è stata prevista, dall'amministrazione comunale, la realizzazione di tante piccole città, denominate Centralità, tutto intorno all'attuale zona urbanizzata. Queste micro città verranno costruite su aree private che sono in possesso dei grandi costruttori: Toti, Scarpellini, Ligresti, Caltagirone, Santarelli, che chiedono già oggi di aumentare le cospicue previsioni cubatorie previste dal piano regolatore appena approvato. Lo strumento attraverso cui queste richieste possono realizzarsi è il cosiddetto "Accordo di Programma".
Basta che un costruttore o un proprietario di un' area chieda all'Amministrazione di andare in deroga al piano regolatore, che questa procedura sostituisce alla decisione pubblica un tavolo di trattativa tra le parti. è grazie a questa tecnica che molte regole urbanistiche possono saltare.
L'inchiesta mostra come funzionano invece le cose in altre due capitali europee: Parigi e Madrid.
A Parigi è stata costruita Bercy: una mini-città cresciuta in questi anni attorno al centro storico, paragonabile ad una delle ‘Centralità' che si vogliono costruire a Roma. Qui però il comune di Parigi, pur coinvolgendo la proprietà privata e i costruttori, mantiene il suo ruolo di perno della decisione urbanistica, in termini di localizzazione delle funzioni e di progettazione.
A Madrid si mostra, in parallelo con Roma, come viene affrontato il tema della costruzione dell'edilizia popolare e pubblica. L'amministrazione spagnola si muove da autentico imprenditore tenendo però sempre in altissima considerazione le esigenze dei giovani che cercano casa. A Roma e nel resto d'Italia la costruzione delle case pubbliche è ormai ridotta quasi allo zero e la realizzazione delle case a basso costo è stata interamente delegata ai grandi costruttori privati.
domenica 4 maggio 2008
Roma: la città e le regole
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2 commenti:
Ho visto anch'io la trasmissione ed è stato davvero umiliante il confronto con la Spagna e la Francia, due pianeti distanti anni luce dal nostro.
Ora, è vero che non abbiamo potuto ascoltare in merito né Rutelli né Veltroni, ma i fatti non sembrano lasciar scampo...
Ma con Alemanno andrà meglio?
Stiamo messi proprio bene.
1994. Controllo dei fondi europei. I democristiani a Roma prendevano il 35% - 50% in tangenti. I socialisti il 70%. Mi spiace per gli amici socialisti ma se sono morti lo devono a questo dato risaputo anche dai sampietrini di Roma.
14 anni dopo. sanità, costruzioni e tangenti varie per appalti. Peggio che nel 1994 perchè i partiti sono aumentati a dismisura. Rifondazione e Verdi mangiano a quattro palmenti e tutti se ne accorgono. Prodi viene indicato come il colpevole.
Non è la vittima: è colui che ha cercato di finanziare il sistema della ridistribuzione. La sinistra redistribuisce e la destra in genere no. Poi hanno sbagliato, ci sono stati tradimenti, ci sono stati tanti imbecilli che già fra cinque anni potremmo definire IMBECILLI anche incontrandoli per la strada.
Ma oggi se la Destra non redistribuirà un po' i salari pubblici saranno impossibili da pagare. E sono milioni di persone sul lastrico.
Un dato positivo c'è. La politica costa meno. Il maggioritario è utile per ridurre le spese. Il dato negativo è che su Milano 2015 e Campionati del Mondi di Nuoto a Roma c'è un mare di soldi da spartire. Non vorrei che le percentuali siano le stesse degli anni scorsi. Ha ragione Gian Antonio Stella. Se continuano con lo stesso sistema il Paese è morto.
Mettiti il cuore in pace. Cinque anni di Dio, patria e famiglia non ce li toglie nessuno. Io li lascerei fare. Tanto, ripeto, le cose in 5-10 anni cambiano velocemente. Un anno fà ci avessero detto che saremmo balzati nel sistema statunitense senza neppure le ragazze pon pon gli avremmo riso in faccia. E invece benvenuti nel maggioritario.
Se continuano con lo stesso sistema il Paese è morto.
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