domenica 13 aprile 2008

Hu Jintao conosce il suo diritto. Noi no



Se al momento della breccia di Porta Pia ci avessero fermato perchè "ci sono le Olimpiadi", gli avremmo riso dietro.
Ora io dico: AVETE legittimato l'aggressione all'Afghanistan e all'Iraq.
Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush parlò di forza e di volontà, mai di diritto. L'Afghanistan va controllato perchè si deve controllare il mercato dell'oppio.
Saddam Hussein strinse la mano a Donald Rumsfeld: poi finì come sappiamo.
Il Tibet è cinese. Può e deve raggiungere uno stato di autonomia, ma col tempo e secondo un calendario voluto dai cinesi.
Non se ne può uscire. Ci stiamo impicciando degli affari cinesi mentre in Italia sparirà il partito socialista (se lo merita) e una donna che ha rivendicato il diritto di essere FASCISTA entrerà in Parlamento.
Io direi di pensare agli affari nostri.

da La Stampa.it

Affondo di Hu Jintao: «Il conflitto
con il Dalai Lama è una questione
di salvaguardia dell'unità nazionale»


PECHINO

Il presidente cinese Hu Jintao ha rotto il silenzio che ha osservato dall’inizio della crisi del Tibet, affermando che si tratta di un «affare interno della Cina», e Pechino ha inoltre accusato il Parlamento Europeo di «interferire» nei propri affari interni.

«L'unità nazionale»
Ricevendo il primo ministro australiano Kevin Rudd sull’isola di Hainan nel sud della Cina, dove oggi si apre il convegno internazionale di Boao, Hu non si è discostato dalla linea dura seguita fino ad oggi da Pechino. «Il nostro conflitto con la cricca del Dalai Lama non è un problema etnico, religioso o di diritti umani», ha affermato, ma esclusivamente «un problema di difesa dell’unità della Nazione o di divisione della madrepatria».

Sfida all'Europa
In precedenza Pechino, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, aveva accusato Parlamento Europeo di aver «rozzamente interferito negli affari interni» della Cina con il suo invito ai capi di Stato a discutere della possibilità di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, l’8 agosto prossimo. Il Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace esiliato dal 1959, è stato accusato da Pechino di aver organizzato la rivolta che nelle scorse settimane ha investito la Regione Autonoma del Tibet e altre zone della Cina occidentale a popolazione tibetana, e in particolare le violenze anticinesi verificatesi il 14 marzo a Lhasa, la capitale del Tibet.

Il Dalai Lama: contrario al boicottaggio delle Olimpiadi
Hu Jintao, secondo l’agenzia Nuova Cina, ha detto a Rudd che Pechino «è pronta» a incontrare il leader tibetano, se questi dimostrerà di essere «sincero» e metterà fine alle attività «secessioniste» e a quelle volte a «sabotare» le Olimpiadi di Pechino. Dagli Stati Uniti, dove è da ieri per partecipare a una serie di attività religiose, il Dalai Lama ha ripetuto per l’ennesima volta di essere favorevole all’autonomia del Tibet all’interno della Repubblica Popolare cinese e di essere contrario al boicottaggio delle Olimpiadi. A un intervistatore che gli ha chiesto quale sia oggi il suo messaggio alla Cina, il premio Nobel ha risposto: «Non siamo contro di voi, io non voglio la secessione».

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